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Articolo 18: modifiche e novità entro Marzo per Monti in riforma lavoro. Reazioni sindacati

Riforma lavoro: domani nuovi incorni dei sindacati



Continuano gli incontri fra i sindacati di Cgil, Cisl e Uil e il governo sulla riforma, su articolo 18, licenziamenti, contratto unico, ammortizzatori sociali. Ed è sull’art.18, argomento per molti tabù, che i sindacati pensano ad una proposta di modifica per evitare che vengano accolte soluzioni imposte dall'alto.

Dopo la necessità ribadita dal segretario della Cisl, Raffaele Bonnni, di una robusta manutenzione dell'articolo 18, Luigi Angeletti della Uil dice no ad interventi per modificare  l'art.18 che riguarda la tutela dei licenziamenti senza giustificato motivo ma sì a una riscrittura di quelle relative al licenziamento  per motivi economici e sostiene “Credo che nessuna persona sana di mente voglia e possa togliere  questo diritto ai lavoratori”.

Bonanni spiega poi: “Ci sono problemi come le lungaggini dei processi, su cui si può intervenire con norme forti che riducano drasticamente i tempi. Tiriamo fuori dall'area dell'articolo 18 questioni come i licenziamenti economici, nella parte che si presta a distorsioni in caso di ricorso alle vie giudiziarie.

Troviamo soluzioni per evitare che si allunghino con artifici i tempi, danneggiando lavoratori e aziende. In caso di prolungamento eccessivo dei tempi, lo Stato potrebbe farsi carico del costo dell'inefficienza. Ma il governo non può essere più realista delle imprese che considerano la robusta manutenzione come la scelta più idonea”.

Ma C'è ancora l'indisponibilità assoluta della Cgil che sull'art 18 non è disponibile a trattare. Il premier Mario Monti ha iniziato a parlare di art.18 liberamente già qualche tempo fa, ritenendolo non più un ‘tabù’ ma auspicandosi che l'argomento “verrà affrontato senza tare ideologiche: nel passato era diventato uno scontro tra Orazi e Curiazi: il nostro scopo è passare dai miti alla realtà pragmatica e vedere come contemperare esigenze della garanzia dei diritti con forme che non scoraggino le imprese ad assumere.

“Parlare di troppe tutele per chi è blindato nella sua cittadella è non solo sbagliato, e non vero, ma anche un po’ offensivo verso quei lavoratori”, replica il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, riferendosi al presunto gap di garanzie denunciato dal premier, fra chi ha un lavoro e chi è precario o disoccupato.

Domani, martedì 7 febbraio, i tecnici di Cgil, Cisl e Uil si incontreranno tra loro. E così faranno anche quelli della Confindustria in vista di  una nuova riunione con il governo alla fine della settimana.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il