Crescita a zero per il Pil nei prossimi due anni e deficit al 5% fino al 2008

Economia italiana in stagnazione, produzione industriale in costante flessione



Economia italiana in stagnazione, produzione industriale in costante flessione, calo degli occupati nell'industria dal 2002 al 2005 dell'8,4%, una previsione per il 2005 di un Pil a crescita zero e di un modesto +0,5% nel 2006. In una parola: declino. E' l'allarme sulla situazione del Paese che lancia l'Ires Cgil, nel 'Rapporto Congiunturale 2006', curato da Eduardo Aldo Carra (responsabile scientifico dell'Osservatorio Congiuntura dell'Ires).

PIL:
L'economia italiana è ancora in una fase di stagnazione che porterà ad un incremento del Pil di appena lo 0,5% nel 2006 a fronte di un andamento piatto lo scorso anno. La Cgil stima poi che il rapporto deficit/Pil viaggi intorno al 5%, a fronte di una stima del governo di 3,5%, e il debito/Pil salga al 110% (contro il 108% del governo). 'L'economia italiana continua nella sua fase di stagnazione. Al panorama negativo degli ultimi cinque anni si aggiungono le previsioni non certo incoraggianti per i prossimi anni...Si tratta del più lungo periodo di stagnazione dell'economia italiana', si legge nel rapporto.

Secondo Ires il Pil 'nel quarto trimestre del 2005 cresce dello 0,2% rispetto al 2004. Ma ciò non modifica il risultato di fine anno che rimane pari a zero. La crescita zero appare più verosimile dello 0,3% che ancora alcuni istituti continuano a formulare perché alla luce dei primi tre trimestri consolidati per avere un +0,3% a fine 2005 occorrerebbe registrare nel quarto trimestre una crescita dell'1,2% sul 2004, cosa questa che appare abbastanza irrealistica'. Per il 2006 la stima di crescita del Pil è di 0,5% presupponendo però 'dal lato dell'offerta una prima inversione del ciclo negativo dell'industria, dal lato della domanda una migliore crescita dei consumi, l'inversione del ciclo negativo degli investimenti ed una ripresa delle esportazioni'.

REDDITO FAMILIARE:
'Il reddito netto delle famiglie italiane negli ultimi quindi anni e' diminuito del 10%. Gli italiani - spiega lo studio - nel 2005 avrebbero accresciuto il peso del proprio indebitamento del 13,3% rispetto all'anno precedente, ma la metà di esso sarebbe stata utilizzata per comprare la casa. Inoltre a pesare sempre di più sui bilanci delle famiglie sarebbero anche le spese per emergenze che richiedono il credito in forma liquida (malattie, matrimoni, spese legali, arretrarti fiscali ed altre necessita' improvvise). Inoltre si fiddonde sempre di più il credito al consumo per beni di prima necessita' come quelli alimentari'. Dal 2002-2004, prosegue l'Ires-Cgil, 'se si guarda alle variazioni dei redditi e dei consumi emerge un primo livello, compreso tra il +5-10% per operai ed impiegati, ed un secondo livello tra il +15 ed il +25% per dirigenti ed imprenditori ed altri autonomi. Se si guarda poi alla ricchezza emerge una scala progressivamente crescente per gli altri autonomi che avrebbero incrementato la propria ricchezza del 50%'. Se, pero', si depurano - aggiunge la ricerca - 'i dati dall'effetto inflazione emerge che le famiglie di operai ed impiegati hanno subito una decurtazione del reddito'.

LAVORO:
La perdita netta di posti di lavoro nel periodo considerato - sottolinea l'Ires nel rapporto congiunturale - è data dalla differenza tra i dati Istat sul numero degli occupati (465.000) e i lavoratori immigrati che tra il terzo trimestre del 2002 e il terzo del 2005 sono stati regolarizzati (642.000) e che in precedenza non erano conteggiati in quanto sommersi. 'Altro che un milione e mezzo di occupati in più - ha commentato Eduardo Aldo Carra, che ha redatto la ricerca - il dato rappresenta la realtà meglio di quanto non sia stato fatto finora e ci fornisce un quadro più negativo di quello che è stato mostrato'.

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Fonte: pubblicato il