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Borse emergenti 2012: Asia e America del Sud. Previsioni e consigli

Andamento dei mercati emergenti: cosa accadrà nel 2012



Sono andati bene nel 2011 e nel 2012 continueranno a crescere, facendo registrare in media una crescita del 5%: sono i mercati emergenti che, dopo un anno tragico, di turbolenze sui mercati, rappresentano l’ancora di salvezza del mercato azionario, una sorta di rifugio per la propria liquidità.

I Paesi emergenti sono considerati il nuovo motore della crescita economica mondiale, offrono opportunità d’investimento relativamente solide, grazie alle recenti riforme economiche ed alla costante crescita della classe media. I più consigliati su cui puntare sono Brasile, Messico, Sud Africa, Cina e Venezuela.

La vera ricchezza dei questi paesi è rappresentata dalla loro popolosità: rappresentano il 42% della popolazione mondiale e in un’economia capitalistica come è quella moderna e odierna, la popolosità è la principale fonte di determinazione della domanda.

Questi Paesi, facendo leva sull’aumento della domanda interna, determineranno in prospettiva tassi di crescita molto sostenuti rispetto a quelli dei paesi già storicamente industrializzati. Le attese più forti si registreranno nell’aria asiatica, dove, come ha confermato anche Neil Dwane, responsabile investimenti di Rcm (gruppo Allianz global investors), la volatilità è destinata a continuare per effetto dell’incertezza proveniente dai mercati sviluppati.

Altra buona zona dove guardare è quella dell’America del Sud, dove si prevede una crescita del Pil del 3,4%. “I miglioramenti macroeconomici che si sono visti negli Usa nel corso del quarto trimestre hanno fatto crescere la fiducia anche in Sudamerica”, spiega uno studio di Thomas White International (Twi).

Gli stati che beneficeranno particolarmente del traino degli Usa sono soprattutto Messico e Colombia che nel 2012 potrebbero registrare una crescita, rispettivamente, del 3,5% e del 4,5%. Farà più fatica il Brasile, oggi sesta economia del mondo, ma anche il paese, fra i grandi stati emergenti, che ha visto la frenata più forte nel corso del secondo semestre del 2011.

A fronte di una crescita del settore agricolo e delle esportazioni, infatti, si è registrata un’eccessiva debolezza nella produzione industriale e nel comparto dei servizi. Questo ha portato il governo a rivedere al ribasso le previsioni per il 2011 mettendole in una forchetta compresa fra il 3% e il 3,5%.

La Banca centrale brasiliana continua ad essere in prima linea per combattere gli effetti della crisi mondiale sull’andamento del paese. Nel corso del secondo semestre del 2011 ha tagliato il costo del denaro per un totale di 150 punti base, l’inflazione, intanto, è scesa al di sotto del tetto massimo fissato al 6,5%.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il