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Costa Concordia: manager e ufficiali denunciati per incidente Isola Giglio. A rischio azienda

Schettino non è l’unico colpevole del naufragio della Concordia: gli altri indagati



Solo ieri il gigante affondato all’isola del Giglio ha restituito altri otto corpi, fra cui quello della piccola Dayana e dopo aver scongiurato il disastro ambientale con lo svuotamento dei primi serbatoi, la situazione sembra aggravarsi per la Costa Crociere.

E il comandante, Francesco Schettino, colpevole soprattutto di aver abbandonato la nave lasciando centinaia di persone al loro destino, non sarà l’unico imputato del tragico naufragio della Costa Concordia. Dopo un mese di indagini, il 3 marzo verranno incaricati i periti di procedere all'esame della scatola nera della nave e dunque gli indagati dovranno essere nelle condizioni di potersi difendere.

Intanto il procuratore di Grosseto, Francesco Verusio, ha formalizzato sette nuovi avvisi di garanzia, per altri quattro ufficiali che con lui erano in plancia e tre manager di primo livello della società armatrice, la Costa Crociere, responsabili di quell'unità di crisi con cui Schettino rimase in costante contatto telefonico dopo l'impatto con gli scogli delle Scole.

I tre manager della società sono accusati di cooperazione in omicidio colposo. Si tratta del vicepresidente esecutivo per le operazioni della flotta, Manfred Ursprunger, del direttore dell'Unità di crisi, Roberto Ferrarini, e uno dei suoi collaboratori, Paolo Parodi.

Nell’avviso di garanzia si legge, infatti, che quella terribile sera del 13 gennaio, quali rappresentanti legali della società e responsabili delle decisioni a tutela della sicurezza delle persone trasportate, hanno omesso di suggerire al comandante soluzioni idonee.

Hanno omesso di fornire supporto tecnico e decisionale, omettendo di verificare le incongrue informazioni che arrivavano dalla plancia e hanno limitato i lavori dell'unità di crisi a compiti puramente logistici, omettendo di contattare la direzione marittima della Capitaneria di porto di Livorno.

E’, infatti, ormai confermato che quella notte le telefonate tra Schettino e Roberto Ferrarini, responsabile della società furono almeno 14, tutte avvenute in quell’intervallo di tempo che avrebbe potuto salvare le decine di vittime rimaste prigioniere nell’acqua perché avvisate troppo tardi della situazione allarmante.

Lui, dunque, era ben a conoscenza della gravità di quanto stava accadendo sulla Costa Concordia in quei minuti. Questo è l’ultimo tassello che potrebbe portare al fallimento dell’azienda, che già registra il 35% in meno di prenotazioni.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il