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Stipendi medi italiani 2012: confronto con estero. Riforma lavoro Fornero-Monti per cambiare

Italiani quelli con gli stipendi più bassi. Fornero: “Bisogna scardinare questa situazione”



L'Italia risulta tra i paesi europei con le retribuzioni lorde annue più basse, secondo una rilevazione di Eurostat, che fa riferimento a dati del 2009 e si piazza in dodicesima posizione nell'area euro, fanno meglio anche Irlanda, Grecia, Spagna e Cipro.

Soprattutto il valore dello stipendio annuo per un lavoratore di un'azienda dell'industria o dei servizi (con almeno 10 dipendenti) è pari a 23.406 euro, cioè la metà di quanto si guadagna in Lussemburgo (48.914), Olanda (44.412) o Germania (41.100). L'avanzamento per l'Italia risulta tra i più ridotti: in quattro anni (dal 2005) il rialzo è stato del 3,3%, molto distante dal +29,4% della Spagna, dal +22% del Portogallo.

E anche i Paesi che partivano da livelli già alti hanno messo a segno rialzi rilevanti: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%) e Francia (+10,0%) e Germania (+6,2%). Una buona notizia per l'Italia, invece, arriva dalle differenze di retribuzioni tra uomini e donne: con un gap che supera di poco il 5% (con riferimento al 2009), il Belpaese si colloca ampiamente sotto la media europea, pari al 17%, risultando il paese con la forbice più stretta alle spalle della sola Slovenia.

“In Italia abbiamo salari bassi e un costo del lavoro comparativamente elevato. Bisogna scardinare questa situazione, soprattutto aumentando la produttività”. Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha commentato i dati di Eurostat. Per il ministro del lavoro, l'aumento della produttività è la vera chiave per sbloccare la situazione. Anche perché, ha sottolineato Fornero “difficilmente bassi salari creano crescita”.

Poi ha spiegato: “Voglio convincere le parti sociali e gli italiani che ci sono molte cose da cambiare nel mercato del lavoro, non perché ce lo chiedono l’Ocse o l’Fmi, ma perché bisogna creare un mercato più inclusivo. Bisogna aprire nuove prospettive ai giovani e alle donne, eliminando quella flessibilità che genera precarietà”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il