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Contratti riforma lavoro 2012 Monti-Fornero: novità e cambiamenti

Cosa cambia per le forme contrattuali con riforma lavoro



Le imprese che assumono con contratti a tempo indeterminato riceveranno un premio cosiddetto di stabilizzazione, mentre l'apprendistato punta a diventare il contratto dominante per l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, partite Iva e collaborazioni a progetto verranno, pian piano, disincentivate (anche dal punto di vista normativo), così come le associazioni in partecipazione (con apporto di lavoro) che lentamente scompariranno con disincentivi normativi e contributivi.

Previsto, infine, un aumento contributivo per i lavoratori. Se però aumenterà il costo del lavoro per le piccole e medie imprese, così come previsto dalla bozza di riforma del mercato del lavoro, le associazioni che aderiscono a Rete imprese Italia potrebbero decidere di disdettare i contratti collettivi di lavoro.

Rete Imprese Italia associa cinque organizzazioni dei settori del commercio, servizi, turismo, pmi manifatturiere e delle costruzioni: Cna, Confartigianato, Confesercenti, Casartigiani, Confcommercio. Il settore del terziario e artigianato somma 4,2 milioni di imprenditori compresi i coadiuvanti. I dipendenti sono in totale 6 milioni 850mila, pari al 54% della forza lavoro del settore privato.

Questo il bacino di lavoratori interessato da un'eventuale disdetta dei contratti nazionali. Il Governo punta al riequilibrio delle convenienze tra le varie tipologie contrattuali disincentivando, dunque, in particolare l'uso del contratto a termine (con un aumento della contribuzione dell'1,4% sulla retribuzione da destinare al fondo per il reimpiego), sul contratto a progetto è previsto un ulteriore aumento dell'aliquota contributiva previdenziale (per avvicinarla a quella del lavoro dipendente) oltre a una stretta sulla possibilità di utilizzarlo.

Si limiterà inoltre la possibilità del committente di recede dal contratto prima del termine, mentre si rafforza il contratto di apprendistato valorizzandone il contenuto formativo. L’intenzione del Governo poi, in tema di contratti a termine, è quella di eliminare l'onere di impugnazione stragiudiziale del contratto entro 60 giorni dalla cessazione, riducendo (al tempo stesso) dagli attuali 330 giorni a 270 giorni (nove mesi) il termine entro il quale il lavoratore dovrà proporre (a pena di nullità) l'azione in giudizio.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il