BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Riforma Lavoro 2012: i contratti

Cosa cambia per i contratti di lavoro con la nuova riforma lavoro



Rappresentano ciò intorno a cui il governo intende mettere ordine, per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e per eliminare la condizione di precarietà in cui oggi vivono molti lavoratori.

Si tratta delle forme contrattuali attualmente vigenti che, secondo l’esecutivo Monti, sono troppe e devono necessariamente essere riviste, per rendere più dinamico il mercato del lavoro, favorendo la flessibilità in entrata e in uscita e rendendo più adeguata la disciplina limitativa dei licenziamenti individuali, e in particolare di quelli per motivi economici.

Diverse le novità presentate nella bozza di riforma del mercato del lavoro: accanto al contratto a tempo indeterminato, che resta la forma normale di lavoro, il contratto di apprendistato diventerebbe il canale principale di ingresso al lavoro. In base alle novità, le aziende potranno assumere apprendisti beneficiando del fortissime agevolazioni sui contributi solo se dimostreranno di avere stabilizzato a tempo indeterminato una parte di quelli assunti in precedenza.

Inoltre, la formazione dovrà essere certificata e garantita dalla presenza obbligatoria del tutore. La riforma prevede una maggiorazione contributiva, con aliquota dell'1,4%, sui contratti a termine che l'azienda potrà recuperare, sotto forma di premio di stabilizzazione, se assume il lavoratore a tempo indeterminato.

Inoltre, per limitare il fenomeno della successione abusiva di contratti a termine sarà previsto l'aumento dell'intervallo temporale tra un contratto e l'altro. Sui cosiddetti co.co.pro, contratti a progetto, l'aliquota contributiva all'Inps salirà e sarà poi eliminata la possibilità delle clausole che permettono il recesso del committente prima della scadenza del termine, anche in mancanza di giusta causa.

Previsti, infine, maggiori controlli sulle partite Iva che svolgono collaborazioni professionali che in realtà sono collaborazioni continuative, come dicevamo prima: non dovranno superare i sei mesi continuativi in un anno, il 75% dei ricavi del collaboratore e non dovranno comportare la sua presenza fissa negli uffici del datore di lavoro.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il