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Riforma lavoro: articolo 18 su modello tedesco Monti-Fornero. Iter va avanti. Proposte sindacati

Si continua a discutere di Riforma Lavoro: governo e sindacati



“Basta discutere all’infinito. Ascoltiamo tutti con serietà, ma non possiamo andare avanti a discutere all'infinito. Direi che il tempo limite è la settimana prossima.”, così il ministro del Lavoro Elsa Fornero, ieri sera ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa. Il ministro ha detto: “Trovo difficile che le parti sociali vogliano chiamarsi fuori, ma credo che il governo dovrà proporre al Parlamento la riforma”.

La Fornero si dice poi “positiva sul lavoro che stiamo facendo. Trovo che sia difficile per le parti sociali. Soffrono, si lamentano. Confindustria si lamenta, il sindacato si lamenta. E' la dimostrazione che stiamo lavorando non per una parte ma per il paese e per il futuro. Questa riforma del lavoro è molto attesa dagli italiani, all'estero e dai politici” e nega di essere ‘il ministro dell'articolo 18’: “Fino a quando ci focalizziamo sul fatto che alcuni che sono dentro hanno le uscite bloccate è più difficile far entrare quelli che sono fuori.

La cosa più importante è il dinamismo che vuol dire avere un facile accesso e un’uscita non bloccata” e spiega di voler eliminare gli stage post formazione: “Oggi ci sono ragazzi che non trovano altre forme di lavoro che non siano stage: lavoro a costo zero, senza remunerazione. Può essere formativo, ma quando hai finito gli studi lo stage non è più consentito. Chi lavora deve essere pagato”.

La Fornero ha poi spiegato la sua proposta di improntare il lavoro sul modello tedesco, dove l’indennizzo è la soluzione nei casi di licenziamento individuale, mentre è il giudice che sceglie tra il risarcimento economico o il reintegro in azienda.

In Germania, infatti, è lui che decide se reintegrare o meno il lavoratore, nel caso di allontanamento dal posto di lavoro, in Italia no, perchè se la sentenza dà ragione al licenziato, è previsto il reintegro. In Germania, invece, nell’84% dei casi il magistrato decide per l’obbligo al risarcimento economico e solo al 16% viene riconosciuto il diritto al rientro nel posto di lavoro.

Raffaele Bonanni della Cisl si dice “arrabbiato con chi non vuole prendersi responsabilità e preferisce che lo facciano gli altri, in questo caso il governo. Il rischio è che alla fine Monti decida da solo e lo farà nel peggiore dei modi come è accaduto per le pensioni”, Luigi Angeletti della Uil non indietreggia, specialmente sull'articolo 18 per quanto riguarda gli aspetti disciplinari: “Così proprio non si va da nessuna parte. E di certo non con i sindacati, Fornero ha annunciato senza mezzi termini che bisogna modificare l'art. 18 anche per quanto riguarda le questioni disciplinari e questo a noi non sta proprio bene”.

Oggi, intanto, è previsto un nuovo incontro con  tre leader confederali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti e sembra che la loro proposta al governo sia incentrata soprattutto sul modello tedesco, che prevede, dunque, che di fronte a un licenziamento individuale per motivi economici o organizzativi senza giusta causa fosse il giudice a decidere tra il reintegro nel posto di lavoro o il pagamento di un indennizzo monetario al lavoratore.

Ma il modello tedesco stabilisce che allo stesso criterio siano sottoposti i licenziamenti disciplinari. Oggetto sul quale si è consumata la rottura tra il governo e i due sindacati, la Cgil e la Uil di Luigi Angeletti, perché la Fornero ha limitato il ricorso al giudice solo per questi, stabilendo invece l'indennizzo per i licenziamenti economici.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il