Riforma del lavoro: precari più stabili con nuovi contratti, regole e licenziamenti

Cosa cambia per i precari con i nuovi contratti della riforma lavoro 2012



Con le novità della riforma del lavoro 2012, soprattutto con quelle che riguardano i contratti, sembra che la vita dei precari diventerà più stabile e sicura. Addio, infatti, agli stage non retribuiti, a tutti i contratti co.co.co, a progetto, con partita Iva che pian piano saranno disincentivati fino a scomparire.

Tutto sembra regolarizzarsi, nonostante i timori di molti. Segno di un cambiamento è il cosiddetto premio di stabilizzazione che sarà dato a tutte quelle imprese che assumono con contratti a tempo indeterminato. Sul contratto a progetto è previsto un aumento dell'aliquota contributiva previdenziale (per avvicinarla a quella del lavoro dipendente) oltre a una stretta sulla possibilità di utilizzarlo e si rafforza il contratto di apprendistato valorizzandone il contenuto formativo.

Il governo vuole superare la precarietà prima con la flessibilità dell'occupazione e poi con la stabilizzazione. In questa prospettiva, l’apprendistato diventa il canale privilegiato per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Il contratto di apprendista può essere offerto a chi ha tra 15 e 25 anni (per la qualifica e il diploma professionale) e tra 18 e 29 anni per l'avvio al lavoro vero e proprio e può durare anche 3-5 anni, cioè al massimo fino ai 34 anni. Previsto poi l'obbligo del tutor per l'apprendista e la possibilità per il datore di lavoro di certificare la formazione.

Stesse regole per i contratti di inserimento, estendibili a chi ha superato i 29 anni e che viene da un lungo periodo di disoccupazione. Stretta anche per collaborazioni o consulenze con partita Iva: ad eccezione dei professionisti iscritti ad albi, si riconosce il carattere continuativo e di natura subordinata, non autonoma od occasionale, della collaborazione se si prolunga complessivamente per più di sei mesi nell'arco di un anno, se il collaboratore ricava da essa più del 75% dei suoi compensi (anche se fatturati a più soggetti riconducibili alla medesima attività imprenditoriale) e se l'attività è svolta presso l'azienda committente.

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di Marcello Tansini pubblicato il