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Articolo 18 accordo trovato, ma le imprese non ci stanno

Articolo 18: c’è l’accordo ma le imprese parlano di modifiche inaccettabili



Per i licenziamenti economici, il reintegro sarà possibile se palesemente illegittimi: sembra sia stato raggiunto l'accordo sull'art.18 anche se la Cgil minaccia ancora manifestazioni in piazza e le imprese non ci stanno.

L’accordo raggiunto farebbe cadere l'onere della prova a carico del lavoratore nei licenziamenti per motivi economici che nasconderebbero cause disciplinari o discriminatorie, ampliando le possibilità del giudice di concedere il reintegro anziché l'indennizzo.

Previsto anche un rafforzamento della conciliazione preventiva, che sarebbe obbligatoria e finalizzata, tra l'altro, a esaminare, nel contraddittorio con i sindacati, la fondatezza dei motivi del licenziamento.

Se, infatti, quando si è iniziato a discutere di articolo 18 e licenziamenti nessuna modifica era prevista sui licenziamenti discriminatori, c’è stata una vera e propria rivoluzione per i licenziamenti economici e disciplinari.

Per i primi, quelli per motivi oggettivi, come soppressione della mansione cui era addetto il lavoratore; cancellazione del reparto o dell’ufficio in cui lavora il dipendente, introduzione di macchinari che fanno risparmiare sul lavoro umano, crisi o difficoltà aziendale, chiusura dell’attività, inizialmente non era prevista mai la possibilità di reintegro, ma solo procedure di conciliazione ed eventualmente un indennizzo economico.

Per i secondi, invece, quelli definiti per motivi soggettivi, finiranno nelle mani di un giudice che avrà il compito di valutare la situazione e decidere poi se applicare il reintegro o l'indennizzo. Dopo l’accordo raggiunto però le cose sono nuovamente cambiate per i licenziamenti economici, prevedendo anche per questi il reintegro, ma solo in condizioni particolari.

Nel caso, infatti, di licenziamenti giustificati dalle aziende con la motivazione economica, il lavoratore potrà rivolgersi al giudice qualora ritenga che la motivazione stessa sia infondata. Il testo parla di ‘insussistenza’ delle motivazioni e in questo caso il giudice potrà optare sia per il reintegro sia per l'indennizzo da 12 a 24 mensilità, mentre la prima versione parlava del solo indennizzo per un importo pari a 15-27 mensilità.

Ma le imprese non hanno accolto con soddisfazione questa novità, tutt'altro: “Siamo molto preoccupati per le notizie che stanno trapelando”, hanno scritto in un comunicato congiunto le imprese, Confindustria, Abi, Ania, Alleanza delle coop, per la diversa disciplina per i licenziamenti di natura economica. Il mondo delle imprese parla di “modifiche inaccettabili.

L'impianto complessivo della riforma già irrigidisce il mercato del lavoro riducendo la flessibilità in entrata ed abolendo seppur gradualmente l'indennità di mobilità, strumento importante per le ristrutturazioni aziendali” e ribadiscono come !al Paese serva una buona riforma e che, piuttosto che una cattiva, meglio non fare alcuna riforma”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il