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Migliori fondi di investimento azionari emergenti e europei: rendimenti 2009-2012 a confronto

Fondi euro ed emergenti: andamento e confronto



Se l’Europa dopo un forte momento di recessione, che non è ancora assolutamente passato, mostra un’economia ancora altalenante con i mercati ancora oscillanti, i mercati emergenti sembrano, invece, rappresentare una sorta di ancora di salvezza, la possibilità di investire per guadagnare, il punto di svolta per lo sviluppo economico del futuro.

Esattamente come opposti sono gli scenari che questi due mondi presentano, opposti sono anche gli andamenti dei fondi di investimento euro ed emergenti. I fondi azionari area euro sono i portafogli della zona più in difficoltà del pianeta, mentre quelli specializzati sui Paesi emergenti hanno più potenzialità di crescita. Corriereconomia, ha presentato le classifiche dei gestori che in queste due categorie sono stati in grado di superare il proprio indice di mercato in ognuno degli ultimi quattro anni.

Per stilare le classifiche sono state analizzate le performance annuali 2009, 2010, 2011 e dei primi due mesi del 2012. Negli azionari area euro, per esempio, su 197 prodotti esaminati soltanto 15 sono riusciti a superare l’esame rispetto all’indice Eurostoxx.

Tra i fondi di categoria che si sono distinti troviamo Allianz Gi Rcm Euroland Equity Growth (80,88% nei quattro anni considerati), Dws european opportunities (68,43%), Bnp Paribas Parvest Equity Euro Small Cap (67,68%), 8a+ Investimenti - Eiger (45,51%), Amundi AM-AHK Equity Euroland Value (37,90%) e BlackRock Global Fund-A BGF Euro Markets (35,05%).

Nonotante la diffidenza degli investitori verso le potenzialità europee, le valutazioni dell’azionario della zona euro rimangono attraenti e a sconto nel lungo termine, mentre riferendosi in particolare all’Italia, Damien Kohler, gestore del fondo Parvest Equity Euro Small Cap, ritiene che il mercato possa mantenere la tendenza al rialzo, ma con alcuni periodi di alta volatilità.

Inoltre le operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni) continueranno a supportare le small e mid cap. Secondo Kohler meglio privilegiare la tecnologia e beni di prima necessità e sottopesare le banche, in quanto gli istituti di credito sono ancora alle prese con costi crescenti del capitale, e si dice anche fiducioso sull’andamento di alcune aziende come Tod’s nel settore del lusso, Sorin nel medtech e Recordati tra i farmaceutici.

Spostando lo sguardo al di la del Vecchio Continente, è la crescita dei consumi domestici a rappresentare sicuramente il principale investimento sui mercati Emergenti per il futuro, come anche sostiene Christian Coletto, Business development executive di Aberdeen am che precisa “L’India ha 1,2 miliardi di abitanti: 10 anni fa solamente tre su 1.000 indiani avevano un cellulare mentre oggi ci sono oltre 800 milioni di telefonini”.

A livello settoriale il fondo Aberdeen Global Emerging Markets Smaller Companies riflette questa convinzione, con un particolare impegno sui titoli finanziari, sui beni di consumo di prima necessità e un minor interesse su industriali e tecnologia, in quanto settori più ciclici e maggiormente vulnerabili alle pressioni sui margini.

Positive le aspettative anche su America Latina e Brasile, che oggi attrae grandi flussi di capitali esteri grazie alla domanda di infrastrutture in previsione dei prossimi eventi sportivi (Mondiali di calcio 2014 ed Olimpiadi 2016), e sul Messico.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il