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Beauty Contest frequenze tv: è scontro dopo asta Governo Monti. Il ruolo di Internet

Beauty contest. Mediaset presenta ricorso. L'emendamento



E’ scontro dopo che il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, ha approvato un emendamento al decreto fiscale che prevede l’annullamento della procedura di gara, nota come beauty contest, per l'assegnazione gratuita delle frequenze derivanti dal cosiddetto dividendo digitale. Con questa decisione il governo intende valorizzare economicamente una risorsa preziosa quale quella delle frequenze, puntando inoltre al consolidamento dell'industria televisiva e allo sviluppo del comparto TLC.

Il governo ha dunque stabilito un’asta competitiva che farà pagare le nuove frequenze (700 MHz) del dividendo digitale alle emittenti tv, ma che pensa anche all’innovazione tecnologica: alla banda larga mobile e al futuro del digitale terrestre (Dvbt-2 e Mpeg-4) e sarà Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) a fare le regole per il bando di gara, insieme con la Commissione europea, ma sarà lo stesso governo a stabilire però alcuni principi generali a cui le regole dovranno attenersi.

Mediaset, però, ha fatto ricorso al Tar del Lazio contro la sospensione del beauty contest per l'assegnazione delle frequenze tv, ad annunciarlo il presidente del gruppo televisivo, Fedele Gonfalonieri, che spiega: “Il beauty contest gratuito è la formula utilizzata in gran parte degli altri paesi europei: era  una procedura legale e condivisa dall'Europa.

Mediaset le sue frequenze le ha pagate tutte, anche quella Dvbh, oggi all'onore delle cronache come ennesimo regalo”. Il presidente di Mediaset poi ricorda che il ministro Passera ha annunciato un decreto per procedere a un'asta economica ma “C’è stata tanta demagogia: far pagare alle ricche televisioni le frequenze anziché diminuire i redditi dei cittadini con nuove tasse.

Come sappiamo tra le due cose non vi è relazione. Le tasse sono aumentate e siamo proprio sicuri che l'asta produrrà introiti significativi per lo Stato?” conclude il presidente di Mediaset.

Sembra che con questo emendamento il governo pensi allo sviluppo della banda larga mobile, in due modi: innanzitutto stabilisce che alcune delle frequenze saranno assegnate per un tempo più limitato, così da darle poi, con future aste, agli operatori mobili (come richiesto, per altro, dalle istituzioni di settore internazionali), ma se ne riparlerà nel 2015 o addirittura anche dopo, perché ora sono più che sufficienti, per la banda larga mobile Lte, le frequenze che gli operatori si sono aggiudicati a fine 2011 (800 MHz, 2.600 GHz, 1.800 MHz).

In secondo luogo, poi, l'emendamento impone ai produttori di televisori di integrarvi gli standard Mpeg-4 e Dvb-t2 (futuro digitale terrestre), per liberare ulteriori risorse a beneficio di altri canali tv e della banda larga mobile.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il