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Bot e obbligazioni da comprare con spread Btp-Bund in rialzo in altalena

Comprare e investire quando lo spread torna a salire: consigli



Comprare e investire quando lo spread è tornato a salire e il mercato è tornato ad essere parecchio altalenante è impresa talvolta rischiosa. Ma ci sono investitori pronti e rischiare ma anche coloro che invece dai rischi vogliono tenersi alla larga. Per chi vuole investire senza correre troppi rischi, meglio preferire titoli che scadono al massimo tra cinque anni.

La scelta del periodo su cui puntare dipende essenzialmente dall’andamento dello spread tra Bund e Btp italiani che in questi ultimi giorni è tornato a salire. Raffaele Zenti, responsabile della consulenza finanziaria di Advise Only Sim, ha ribadito che “Il segmento breve e medio della curva è quello che beneficerà di più di un approdo ad umori più sereni del mercato, se a un certo punto la percezione che il problema spagnolo si può risolvere avrà il sopravvento. Anche se, purtroppo, non sono da escludere ulteriori tempeste”.

Ma secondo Zenti, “il peggioramento non ha riportato il quadro tragico di fine 2011: l’andamento dei Cds (gli strumenti che misurano la paura di default del mercato per gli Stati) e quello dello spread mostrano che gli investitori si sono decisamente innervositi ma senza voltare del tutto le spalle all' Italia”.

Bene anche puntare sulle obbligazioni ma guardare sempre con attenzione e un pizzico di timore i listini in Borsa: un’analisi di Corriereconomia consiglia di investire in un portafoglio prudente, finalizzato a proteggere il capitale ma al tempo stesso atto a generare un buon rendimento annuo.

Secondo un’analisi di JC & Associati, in questo momento storico, in cui le Borse si stanno stabilizzando ma risentono ancora della crisi e lo spread dopo l’entusiasmo del ribasso improvviso è tornato ad essere altalenante, chi decide di investire nel mercato è bene che si orienti verso le obbligazioni a tasso variabile che risultano più convenienti rispetto a quelle a tasso fisso.

Da un confronto tra le due tipologie di titoli, emerge, infatti, che attualmente le prime risultano in genere sottovalutate finora rispetto alle seconde, preferite dalla maggioranza degli investitori per il maggiore flusso cedolare che garantiscono. Risultato dell’analisi è che le emissioni a tasso variabile, a differenza di quelle a tasso fisso, risultano interessanti poiché non vengono penalizzate dal rialzo dei tassi di interesse, ma anzi avvantaggiate da un aumento del flusso cedolare.

Un rialzo dei tassi di interesse infatti, nel caso delle emissioni a tasso variabile, viene incorporato nella cedola successiva, cosa che invece non accade nel caso delle emissioni a cedola fissa.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il