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Esodati: pensione per 65 mila con decreto. Ma nessuna soluzione definitiva

Due i tempi per affrontare la questione esodati: le scelte del governo



La questione esodati continua a far discutere: il ministro del Lavoro Esla Fornero ha più volte ribadito e assicurato che entro il prossimo giugno arriverà un decreto ad hoc per questa categoria di lavoratori, e qualche settimana fa si era anche parlato della possibilità per alcuni di loro di un ritorno a lavoro.

Ad ipotizzarlo era stato lo stesso ministro Fornero, secondo cui a tornare al lavoro avrebbero potuto essere alcuni di quei lavoratori che oggi, in base a accordi stipulati entro il 4 dicembre 2011, stanno godendo di trattamenti d' integrazione al reddito in vista di una pensione che la riforma previdenziale ha spostato però più in là rispetto al previsto.

Il ministro Fornero ha spiegato che esistono due platee di esodati: quella composta da 65 mila lavoratori e riguarda i salvaguardati per i quali è prevista l' adozione del decreto ministeriale e che dunque hanno la loro copertura; e la seconda, quella dei lavoratori per i quali, in base ad accordi collettivi stipulati entro il 4 dicembre 2011, fosse previsto, al termine di un percorso di fruizione di strumenti di integrazione reddituale (Cig, mobilità), l’accesso al trattamento pensionistico.

Tra le ipotesi in gioco anche quella di nuove prospettive di lavoro, nuovi impieghi e impieghi part time. Ma il decreto sugli esodati è ormai in dirittura d’arrivo e il ministro del Lavoro potrebbe firmarlo anche prima dell’incontro con le parti sociali fissato per il 9 maggio, probabilmente alla vigilia del tavolo.

I tempi così stretti, però, rappresentano quasi una mancanza di rispetto nei confronti dei sindacati, già irritati per la totale assenza di concertazione sulla riforma delle pensioni, e che dimostrerebbe, secondo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, la mancanza di volontà da parte del governo di aprire un confronto con le forze sociali.

Ma il problema degli esodati potrebbe essere affrontato in due tempi: il primo riguarderebbe l’emanazione del decreto solo sui 65.000 lavoratori già individuati e per i quali sono stanziate le risorse per poi affrontare al tavolo negoziale la questione della platea rimasta fuori (secondo l’Inps a rimanere senza lavoro e senza pensione saranno infatti 130.000 persone nei prossimi 4 anni mentre per i sindacati si sale a ben 300.000).

La platea dei 65.000 salvaguardati che potranno andare in pensione con le vecchie regole dovrebbe essere composta da coloro che sono in prossimità del pensionamento e cioè che che maturano i requisiti per la pensione con le vecchie regole entro i prossimi due anni e che hanno già lasciato il lavoro sulla base di accordi fatti entro dicembre.

Il provvedimento non toccherà dunque i lavoratori che hanno fatto accordi entro il 2011 ma che sono ancora in cassa integrazione, come nel caso di Termini Imerese. In un secondo momento il governo si concentrerà su coloro che nei prossimi anni si troveranno di fronte all’esaurimento della mobilità e degli ammortizzatori sociali prima di avere i requisiti per la pensione con le nuove regole previste dal decreto Salva Italia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il