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Salari Co.Co.pro e precari minimi e indennizzo se si è licenziati. Nuove regole

Modifiche alla riforma del lavoro: cosa prevedono



Si ad un salario base per i collaboratori a progetto, un indennizzo una tantum per i parasubordinati che perdono il lavoro, allentamento della stretta sulle partita Iva e modifiche per consentire ai lavoratori di partecipare agli utili di impresa e cambiare così le relazioni industriali: queste sono alcune delle novità principali alla riforma del mercato del lavoro.

Il salario base viene individuato sulla base della media delle tariffe minime dei lavoratori autonomi e della media delle retribuzioni stabilite dai contratti collettivi. Si rafforza l'attuale una tantum per i parasubordinati. La misura è sperimentale, vale 3 anni.

Ad esempio, chi ha lavorato 6 mesi potrà avere oltre 6mila euro. La novità più sostanziale riguarda il salario base per i co.co.pro, secondo quanto previsto da un emendamento dei relatori al ddl lavoro, presentato in commissione al Senato.

Il parametro economico per stabilire il salario base viene individuato, spiegano i relatori, sulla base della media delle tariffe minime dei lavoratori autonomi e della media delle retribuzioni stabilite dai contratti collettivi.

Si rafforza inoltre l'attuale una tantum per i parasubordinati: si parte con una fase sperimentale di 3 anni, ad esempio se si lavora 6 mesi come cocopro si prenderanno circa 6.000 euro. Poi ci sarà una verifica e la mini-Aspi. La durata del contratto a termine sale a 1 anno, ma quella legata ai contratti di collaborazione a progetto non è l'unica novità, inserita nel ddl.

Le novità riguardano anche la durata del primo contratto a termine, che può essere stipulato senza che siano specificati i requisiti per i quali viene richiesto (la causale), sale da sei mesi a un anno e si accorciano, inoltre, le pause fra un contratto a tempo e l'altro.

La legge prevede che qualora il lavoratore venga riassunto a termine entro un periodo di 10 giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a 6 mesi, ovvero 20 giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato. Inoltre, la riforma innalza i paletti a 60 e 90 giorni ma con l'emendamento la pausa si accorcia di nuovo a 20 e 30 giorni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il