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Btp ritornano investimenti Usa, ma è l'Europa intera a fare paura

Goldman Sachs punta titoli dei Paesi periferici dell'Eurozona



Mentre torna l’entusiasmo per l’investimento Usa, l’Europa fa tremare i mercati, anche se la Borsa di Milano inverte la rotta sulla notizia che Goldman Sachs ha sottoscritto nel primo trimestre 2,3 miliardi di dollari di titoli di Stato dell’Italia, tornando a scommettere sui titoli dei Paesi periferici dell’Eurozona, incrementando l’esposizione su una serie di Paesi della periferia dell’Europa: alla fine del 2011 la prima società finanziaria di Wall Street aveva una posizione insignificante sull'Italia.

L’indice Ftse Mib di Piazza Affari è in rialzo del 1,8%% a 13887 punti, il ribasso da inizio anno si restringe al 6,4%. Parigi avanza dello 0,4%, Francoforte +0,7%. Londra +0,1%. Galoppa Madrid: l’indice Ibex è in rialzo del 3,2%, da inizio anno perde il 17,5%.

Lo spread Btp/Bund decennale (-7 pb, 398) è scivolato nuovamente sotto la soglia critica dei 400 punti base per un rendimento del Btp 10 anni al 5,52%. Quello spagnolo scende di 8 punti base a quota 442. Siamo ancora su livelli di estrema tensione, ma il segnale è a favore della distensione.

L’euro reagisce e si rivaluta sul dollaro a 1,294 contro il dollaro. Intanto, l'agenzia di rating Standard and Poor's nel suo ultimo report sul credito globale stima che le società non finanziarie di Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina, Eurozona e Giappone avranno bisogno di 30mila miliardi di dollari di nuovo debito per rifinanziare i bond in scadenza e i prestiti erogati nel periodo pre crisi (le società europee contano per il 30%), più altri 13-16mila miliardi di nuovi capitali necessari per finanziare la crescita.

Secondo S&Poor's le banche e i mercati dei capitali dovrebbero essere in grado di rifinanziare il debito in scadenza, ma il razionamento del credito potrebbe limitare i nuovi finanziamenti per supportare la crescita.

Secondo l'ipotesi definita nel rapporto le banche globali e i mercati dei capitali di debito saranno in gran parte capaci di continuare a fornire la maggior parte della liquidità che serve alla maggior parte delle aziende per gestire le attività di rifinanziamento future.

Ma, secondo l’agenzia, si tratta comunque di un equilibrio molto fragile, tanto più che i governi e le banche centrali dispongono di una minore flessibilità fiscale e monetaria per arginare i problemi provocati da future crisi di liquidità sui mercati.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il