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Fondi pensione e rendimenti: il problema sono i costi

Si investe sempre più nei fondi pensioni: ma quanto convengono? E quali?



Il ricorso alla previdenza complementare cresce, soprattutto all’indomani dell’approvazione del nuovo sistema pensionistico che estendo il contributivo a tutti. Per riuscire a mantenere un tenore di vita simile a quello vissuto durante la vita lavorativa sono molti coloro che decidono di ‘investire cifre’ su base volontaria, in fondi pensione.

Nonostante rappresentino, dunque, un bene rifugio per molti italiani che lo vedono come un salvadanaio, i fondi pensioni presentano qualche problemino nella loro gestione, a partire dai costi stessi. Gli strumenti per l'integrazione della pensione sono numerosi; da quelli di categoria (fondi negoziali), alle polizze assicurative, ai fondi aperti.

Un’analisi di Corriereconomia si è concentrata sui fondi aperti, per cui, secondo gli analisti, è necessario riequilibrare costi e benefici riparando alle storture attuali. Prendendo il caso di un lavoratore che inizia con 25.000 euro di salario, in crescita negli anni, e che lavorerà per 40 anni, destinando il Tfr a integrare la pensione con un fondo aperto, ipotizzando che che questo abbia performance annue del 5% e carichi commissioni di gestione dell'1,5% l'anno, le somme versate che integreranno realmente la pensione sono decisamente inferiori rispetto al capitale investito.

 Col passare del tempo, infatti, una quota crescente del versamento serve a pagare la commissione di gestione dell'anno, i versamenti del ventesimo anno sono assorbiti per un terzo dalle commissioni di gestione, che diventano la metà al trentesimo anno e a fine periodo per circa il 75%, perché la commissione di gestione va pagata ogni anno la non solo sul versamento di quell’anno, ma sul valore netto del fondo, che cumula i versamenti degli anni precedenti. E questo significa che il lavoratore godrà sempre meno della cifra che investirà negli anni in questi fondi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il