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Partita iva e tasse per contributi Inps: aliquota aumentata con riforma del lavoro Fornero

Sale l’aliquota contributiva pe i titolari di partita Iva? La proposta del ministro Fornero



Il ministro Fornero, illustrando le novità sulla riforma del Lavoro, ha paventato la possibilità di un aumento dell'aliquota contributiva di circa sei punti percentuali (dal 27 al 33%), ipotesi, ovviamente, fortemente  contrastata dai titolari di partita Iva, perché andrebbe a sovraccaricare il professionista e il lavoratore autonomo di un contributo maggiore nei confronti delle casse pubbliche.

Il ministro del Lavoro ci ha però tenuto a sottolineare che “l'aumento dell'aliquota contributiva serve ai giovani per avere pensioni più dignitose quando usciranno dal mercato del lavoro. Nulla di quanto versato verrà perso è un contributo per i giovani professionisti che altrimenti rischierebbero di vivere in condizione di indigenza in futuro”.

Gli emendamenti presentati al ddl di riforma del mercato del lavoro prevedono anche una sorta di attestato di validità per le partita Iva. Più in particolare, prevedono l’introduzione di un tetto minimo di reddito lordo annuo sotto al quale scatta la presunzione di falsa partita Iva.

Il limite minimo viene fissato a 18.000 euro di reddito lordo annuo e sopra questo reddito, quindi, non saranno valide le presunzioni per far scattare l’assunzione. 

Il disegno di legge prevede, poi, che le partite Iva siano considerate collaborazioni coordinate e continuative nei casi in cui sussistano due dei tre seguenti presupposti: collaborazione con durata superiore ai sei mesi nell’arco di un anno; corrispettivo derivante dalla collaborazione superiore al 75% del reddito totale annuo; postazione di lavoro presso la sede del committente, mentre con la proposta di modifica, si sale a otto mesi a all’80% del reddito totale annuo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il