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Fazio-Saviano: tasse e suicidi nella prima puntata di Quello che (non) ho. Video

Ha debuttato la nuova trasmissione di Fazio e Saviano fra attualità e crisi economica



Ha debuttato ieri sera su La7 ‘Quello che (non ho)’ il nuovo programma che vede di nuovo insieme Roberto Saviano e Fabio Fazio dopo il grande successo di ‘Vieni via con me’.  La formula della nuova trasmissione dovrebbe ricalcare quella vincente di ‘Vieni via con me’, con gli elenchi, i monologhi, gli ospiti, la musica e l’attualità.

L’idea centrale della trasmissione poggia sulla convinzione che una parola è il veicolo per raccontare l’esperienza significativa di un’esistenza: per questo ciascuno degli ospiti porterà in studio la sua parola ‘cara’, raccontando una storia, leggendo un brano o cantando una canzone.

Per la prima puntata andata in onda ieri sera Saviano, che ha aperto la trasmissione, sceglie il tema dei suicidi per il suo primo monologo. La trasmissione parte, dunque, all’insegna della più scottante attualità visto che il suo monologo affronta proprio il tema della crisi economica attraverso i drammi personali di chi paga sulla propria pelle le conseguenza di una situazione difficile, mentre a guadagnarci sono le mafie.

E dice: “Il lavoro spesso coincide con la vita, ma in quest’ultima fase è associato alla parola lavoro una parola che è il contrario della vita, il suicidio: suicidio per lavoro, per debiti, perchè manca il lavoro. È complicatissimo anche solo pronunciare questa parola: finora i media sono stati prudenti perchè parlarne è complesso, è difficile indagare le ragioni per cui una persona decide di darsi la morte, è rischioso per l’effetto emulazione.

Ma è certo che sempre più suicidi in Italia avvengono per motivi legati alla crisi economica, ed è un problema che riguarda tutti, che investe non soltanto lavoratori dipendenti, ma anche e soprattutto imprenditori, che quando decidono di darsi la morte lo fanno nella loro azienda, qualcosa in più che un simbolo. Imprenditori strozzati dai ritardi nei pagamenti, costretti a fare debito non per errori commessi da loro, a confrontarsi con le banche che poi chiudono i rubinetti, e spesso a finire nelle mani di finanziarie che spessissimo sono usura mascherata.

Quello che mi preme dire con urgenza è che lo Stato lo senti nemico quando senti che il tuo talento, la voglia di lavorare non è difesa. Lo Stato dovrebbe difenderti, le leggi dovrebbero difenderti, ma questa cosa non succede”.

Un appello al governo, dunque, di “aprire sportelli dove la gente possa rivolgersi per capire come affrontare il debito, le tasse, il denaro per pagarle, sarebbe già qualcosa”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il