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Banche italiane: taglio rating da Moody's Maggio 2012. I rischi possibili

Moody’s taglia il rating alle banche italiane: cosa cambia



Monte di Paschi di Siena, Uniccredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare: sono questi alcuni degli istituti italiani colpiti dalla scure di Moody’s. L’agenzia ha, infatti, tagliato il rating di ben 26 banche italiane sostenendo anche che la prospettive non sono per nulla positive.

In seguito al downgrade il rating delle banche italiane è fra i più bassi fra le economie avanzate europee. Si tratta di una decisione su cui pesa la recessione dell'Italia e l'austerity del governo che riduce la domanda di breve termine. Per Unicredit e Intesa SanPaolo il taglio è stato di un gradino, da A2 ad A3; Monte dei paschi di Siena è passata da 'Baa1' a 'Baa3' mentre Unione Banche Italiane daA3 a Baa2.

Per dieci istituti Moody's ha tagliato la propria valutazione di un solo gradino, di due gradini, invece, è stato il taglio per otto banche mentre per sei istituti il taglio è stato di tre gradini. Per le restanti due banche la riduzione è stata di quattro gradini.

Nell'illustrare la decisione Moody's, che in febbraio ha tagliato il rating dell'Italia da 'A2' ad 'A3', mette in evidenza come alcuni fattori hanno limitato la magnitudine del downgrade, fra questi la liquidità concessa dalla Banca Centrale Europea (Bce), che ha significativamente ridotto il rischio default nel breve termine.

Ma secondo Moody’s le banche italiane sono “molto vulnerabili alle avverse condizioni in cui operano, che probabilmente causeranno un ulteriore deterioramento della qualità degli asset, pressione sugli utili e limitato accesso al mercato. Questi rischi sono esacerbati dai timori degli investitori sulla sostenibilità del debito italiano, che ha già contribuito alle difficoltà delle banche a finanziarsi”.

I rischi possibili conseguenti a questo ulteriore taglio di Moody’s si potrebbero riflettere in un aumento delle tensioni per finanziarsi e in una prolungata recessione. Tra i rischi possibili anche un aumento del costo delle obbligazioni e quindi per avere prestiti dovranno pagare interessi più alti, e un’ulteriore stretta su mutui e prestiti ad aziende e famiglie, già difficili oggi da ottenere.

Ma “Le banche italiane sono assolutamente tranquille. Siamo stati accusati di avere sistemi conservativi quando questo secondo me è una grande virtù”, questo il commento di Enrico Cucchiani, Ceo di Intesa Sanpaolo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il