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Falcone e Borsellino, Eternit, Lega e Bossi: Quello che (non) ho Fazio e Saviano. Video

La vicenda Eternit, l’omaggio a Falcone e Borsellino: chiude con grande successo Quello che (non) ho



Cala il sipario su ‘Quello che (non) ho’, il nuovo programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano su La7, che ieri sera ha conquistato l’ennesimo record tv, tanto che la Rai sembra sia di nuovo intenzionata ad ‘ingaggiare’ la coppia sulla propria rete.

Profonda, ricca di protagonisti, l’ultima puntata, ricca di temi, dal'amianto che uccide, all'omaggio a Falcone e Borsellino, all'orrore dei gulag cinesi, alla attualità con la bufera che stravolgendo la Lega e il suo leader Bossi, insieme alla famiglia.

Ad aprire la puntata le note di 'Che cosa sono le nuvole' di Domenico Modugno e l'invettiva di Pier Paolo Pasolini contro l'omologazione aprono l’ultima puntata del programma. Protagonisti insieme a Fazio e Saviano, Claudio Santamaria che canta il brano di Fabrizio De André che dà il titolo al programma; Elisa che canta 'Hallelujah', e Claudio Magris.

Poi spazio al primo monologo di Saviano che parla di Eternit. Ne ha uccisi a migliaia la nube di Casale Monferrato, luogo di krumiri e tartufi e mesotelioma: “I morti non li cancella la sentenza di primo grado del Tribunale di Torino che a febbraio ha condannato i vertici aziendali dopo 66 udienze, 470 ore di dibattimento e la tenacia del pool di Raffaele Guariniello”.

Poi lo scrittore lancia un appello: “servirebbe la creazione di una superprocura che si occupasse degli infortuni negli ambienti di lavoro. E' una questione non meno importante dei processi di mafia e la procura antimafia c'è”. Poi il dramma nella memoria di una donna che parla di polvere e tute da lavoro e dei cinque familiari che ha perso così.

Poi Fazio, che cita due date, 23/5/1992, 19/7/1992: le date della morte di Falcone e Borsellino, 'Punti di riferimento insostituibili della mia vita', li ricorda Antonino Caponnetto nel brano letto da Saviano e tratto dall'intervista di Gianni Minà al giudice nel 1996, titolo: ‘Chi ci tradì’.

E spazio alla storia di Giuseppe Gullotta, arrestato ad Alcamo nel 1976 per l'omicidio di due giovani carabinieri “in seguito a una falsa testimonianza ottenuta con sevizie”.

A febbraio Gullotta è stato riconosciuto innocente, dopo ben ventidue anni di carcere e ieri nello studio di ‘Quello che (non) ho portato la sua parola, ‘libertà’. Quella che non hanno i condannati al Laogai, al centro dell'altro monologo di Saviano, sorta di campi di concentramento dove ila Repubblica Popolare Cinese spedisce i controrivoluzionari. Saviano dice che “Sono fra i tre e i cinque milioni e quaranta milioni di persone ci sono passate da quando furono istituiti da Mao per pulire la testa delle persone”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il