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Lega: Bossi e i figli Renzo e Riccardo indagati per truffa. Reazione Maroni ed elettori

Bufera sulla Lega: Maroni “Per faccendieri, ladri e ciarlatani non c'è posto”



E’ ancora bufera sulla Lega: indagato Umberto Bossi per truffa ai danni dello Stato nell'inchiesta sull'uso dei rimborsi elettorali della Lega. A scatenare l’avviso di garanzia nei suoi confronti, il suo coinvolgimento nelle decisioni che hanno favorito i due figli, con cospicue uscite di cassa a loro favore che, secondo le informazioni, ricevevano dalle casse del partito una ‘paghetta’ mensile di 5mila euro.

A parlarne sono stati sia Francesco Belsito e Nadia Dagrada. E con il senatur sono indagati anche i figli Riccardo e Renzo, accusati di appropriazione indebita, e il senatore Piergiorgio Stiffoni, accusati di peculato in relazione all'uso dei fondi del Carroccio al Senato. Indagato anche l'imprenditore Paolo Scala per riciclaggio.

Le indagini della procura di Milano, che sta indagando con quelle di Napoli e Reggio Calabria, mirano ad approfondire un presunto uso per scopi privati dei fondi pubblici da parte di alcuni esponenti del Carroccio. Finora l'unico indagato del partito risultava essere l'ex-tesoriere Francesco Belsito, poi espulso dalla Lega.

Lo scandalo sui rimborsi elettorali ha portato alle dimissioni da segretario federale del Carroccio Bossi, mentre il figlio Renzo si è dimesso da consigliere regionale della Lombardia. Ciò che ha portato i magistrati milanesi ad indagare su Bossi sono stati una serie di 'indizi' venuti a galla dai documenti raccolti nel corso dell'indagine, dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni messe a verbale da Belsito e dall'allora suo 'braccio destro' Nadia Dagrada.

Oltre ai rendiconti controfirmati da Bossi, ci sono riferimenti anche scritti sulla documentazione contabile acquisita secondo cui il leader della Lega avrebbe autorizzato a voce quelle spese per i pm impossibili da giustificare sotto il capitolo attività politica.

Basti pensare a una delle tante lettere spuntate dalla cartelletta 'The family', sequestrata a Belsito, in cui Riccardo Bossi, nel fare i conti delle sue 'uscite' personali all'ex tesoriere, aggiunge di averne ‘parlato con papà’. E poi ancora le intercettazioni tra Belsito e la Dagrada dove si dice che ‘entrambi convergono che è Bossi che deve autorizzare e che lui sa bene cosa rischia’.

Belsito, inoltre, interrogato qualche settimana fa aveva detto che Umberto Bossi sarebbe stato avvisato delle spese ‘più significative’ effettuate per i suoi familiari, mentre Nadia Dagrada sentita come testimone raccontato un episodio in cui “Belsito mi ha sicuramente detto di aver registrato un suo colloquio con l'onorevole Bossi, colloquio nel quale aveva ricordato al segretario onorevole Bossi tutte le spese sostenute nell'interesse personale della famiglia con i soldi provenienti dal finanziamento pubblico”.

Dure le critiche di Maroni, ex ministro dell'Interno e candidato unico alla segreteria della Lega, che ha postato sulla sua pagina Facebook il programma politico ed etico per rilanciare il Carroccio: ‘Voglio una Lega unita, voglio una Lega forte, voglio una Lega viva. Una Lega che si concentra sulle cose da fare e non sulle menate interne, che progetta e governa, che dà risposte. Largo ai giovani e a chi è capace.

Per faccendieri, ladri e ciarlatani non c'è posto nella Lega del futuro’. Ma anche affermato: “Conosco Bossi da una vita e sono ultracerto della sua totale buona fede” e parla di ‘atto dovuto’.

Della stessa opinione il Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli, che parla di “assoluta buona fede da parte del leader, facendo affidamento sulla correttezza di un documento contabile predisposto dall'amministrazione del Movimento. Ho visto dare da Bossi alla Lega tutta la sua intelligenza, tutto il suo genio politico, tutte quelle che erano le sue risorse, anche economiche, tutte le sue energie, al punto di essere arrivato ad un passo dalla morte e nulla potrà modificare la stima e l'affetto che provo per lui”.

Duro invece il commento il commento di Luca Zaia, presidente della Regione Veneto: “Se la magistratura accerterà responsabilità chi ha sbagliato dovrà pagare. Ho sempre avuto ed ho estrema fiducia nella magistratura, che è l'unica titolata a celebrare i processi e quindi a verificare ed accertare la verità all'interno delle uniche sedi deputate, ovvero i tribunali.

Anche in questo caso, alla fine di questo percorso, se saranno riconosciute responsabilità chi ha sbagliato dovrà pagare”. Se fra gli elettori c’è chi si rammarica ed esprime tristezza, cè anche chi parla di complotto.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il