Mutui, Btp, obbligazioni: cosa succede se fallisce euro o Italia

Fallimento euro: situazione, prospettive e possibili conseguenze



La situazione di recessione dell’Italia, ciò che sta accadendo in Spagna ma soprattutto in Grecia, sta creando un forte squilibrio nella percezione della vita socio-economico.politca d’Europa.

A nulla sembra stiano servendo le riforme, i buoni propositi, i fondi stanziati dalla Bce, nonostante, almeno in riferimento all’Italia, il Fondo Monetario Internazionale si dica soddisfatto di quanto fatto finora nel BelPaese. Tutto sembra andare per il peggio e a far temere la tenuta dell’eurozona è soprattutto la possibile uscita di atene dall’euro.

Ci si chiede, infatti, quali potrebbero essere le conseguenze di un simile evento e la risposta forse sarebbe meglio non conoscerla. Poche le certezza, ma una cosa è sicura: sarebbe meglio impegnarsi perché la Grecia resti nell’euro altrimenti la sua caduta provocherebbe un effetto domino che arriverebbe a contagiare innanzitutto Spagna, Portogallo e Irlanda, ma anche Italia, Francia e Germania.

Il ritorno della Grecia alla dracma provocherebbe innanzitutto una svalutazione fortissima della moneta greca, secondo alcuni analisti la dracma potrebbe perdere tra il 40 e il 50%, qualcuno si spinge fino a dire il 70%. In pratica per comprare un euro ci vorrebbero 5-600 dracme, non ne basterebbero più 340,75, come sarebbe risultato dai calcoli di tanto tempo fa.

Drastici cambiamenti toccherebbero anche i mutui e avere acceso un prestito ad Atene sarà quasi impossibile. Ipotizzando, come fatto da Corriereeconomia, che un debitore greco abbia un mutuo residuo per 100 mila euro, a 20 anni, con un tasso del 5%, in caso di svalutazione della dracma del 25% rispetto a quel 340,75 con cui Atene entrò nell’euro, considerando uno stipendio di 2000 euro, oggi la rata sarebbe di 660 euro al mese, pari a circa un terzo dello stipendio, ma con il ritorno della dracma, lo stipendio del nostro debitore diventerebbe di 681.500 dracme e il mutuo, che sarebbe ricalcolato sul tasso di cambio del momento, arriverebbe a costare quasi il 41% dello stipendio, anche se il prestito fosse a tasso fisso.

E se la svalutazione fosse più alta? Se hanno ragione gli analisti che vedono la dracma in caduta libera del 50% e più, la stessa rata potrebbe arrivare a coprire anche la metà dello stipendio.

Verrebbero tramutati in dracme anche i titoli di Stato della Grecia, ma le ripercussioni non sarebbero gravi sugli investitori, mentre ciò che peserebbe potrebbero essere i tassi di interesse della Grecia che senza l’euro potrebbero diventare elevatissimi, arrivando a toccare addirittura le due cifre (15-20%), secondo molti economisti.

Se questa eventualità fosse confermata, diventerebbe quasi insostenibile la situazione di molti indebitati, sia sul fronte delle aziende pubbliche che su quello dei privati cittadini.

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di Marianna Quatraro pubblicato il