Crisi Unione Europea, euro e Grecia: nessun piano comune concreto per la crescita

Le misure per salvare l’Euro: cosa succederà



In Europa si mobilitano tutti, per salvare la Grecia e cercare di farla rimanere nell’Euro evitando che una sua uscita possa creare un effetto domino su altri Paesi, come Spagna, Irlanda, Portogallo ma anche Italia, Francia e Germani, il monito di ogni presidente dell’eurozona incita alla crescita, la cancelliera Angela Merkel si dice ora disposta a cedere agli aiuti da attuare, ma in realtà manca un piano comune d’azione per soluzioni concrete che possano davvero sostenere la ri-crescita d’Europa.

E tutto sembra essere fermo. Probabilmente ci si trova per la prima volta sul serio in una situazione di impasse talmente complessa che nessun aiuto e nessun piano può realmente traghettare l’Eurozona verso la fine del tunnel della crisi, o probabilmente sono allo studio misure talmente capillari che si dovrà attendere ancora perché vengano messe in pratica.

L’unica certezza attualmente è l’incertezza: incertezza su cosa accadrà davvero, incertezza dell’andamento dei mercati, incertezza sulle eventuali conseguenze che l’ipotetica uscita della Grecia dall’euro possa comportare, incertezza di cosa sta accadendo in Spagna e dei risultati che otterremo in Italia con l’attuazione delle nuove riforme del governo tecnico di Monti.

Mario Monti, François Hollande, José Luis Barroso e David Cameron hanno insistito a lungo, nel corso di una videoconferenza con Angela Merkel, perchè si punti essenzialmente sul rigore e sulla crescita, perchè si compratecipi all'attuazione di un piano comune che sia capace di raggiungere questi obiettivi, ormai divenuti fondamentali per eurolandia.

“Il rigore e la riduzione dei debiti ci vogliono, ma abbiamo proposto anche misure di crescita”, ha detto Barroso. “E bisogna fare tutto ciò che è necessario per tenere la Grecia nell'euro, fortunatamente possiamo secondo le nostre norme adattarci alle circostanze”.

Monti e Hollande hanno poi ribadito le loro richieste: l’Italia propone una golden rule che scorpori dal calcolo di disavanzo e debito nazionali gli investimenti produttivi e in grandi infrastrutture, mentre la Francia sostiene che bisogna discutere di tutto, esigenze di crescita, eurobonds, salvataggio di Atene, prima di ratificare il fiscal compact.

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di Marianna Quatraro pubblicato il