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Azioni e fondi di investimento se Grecia esce fuori dall'euro o rimane

Le conseguenze economiche di una possibile uscita della Grecia dall’euro. E se rimanesse?



La situazione di precario equilibrio della Grecia preoccupa molto i mercati e fa sprofondare l’Europa intera nell’incertezza di un futuro di unione. Diversi gli scenari ipotizzati, da un punti di vista socio-politico-economico, ma anche per la sorte di azioni e fondi di investimenti collegati al Paese.

Un’indagine del Sole 24 Ora ha ipotizzato le conseguenze di una possibile uscita di Atene dall’euro: questo meccanismo come prima conseguenza, almeno nel breve periodo, causerebbe una forte crisi di fiducia nell'area euro e di un conseguente pesante indebolimento dei panieri azionari.

A pagare di più sarebbero i titoli bancari, in particolare dei paesi periferici, già oggi stremati dalle ripercussioni del crack Lehman, dalla recessione e dall'aumento delle sofferenze. Peggio andrebbe alla tedesca Commerzbank o alla francese Credit Agricolea causa della loro esposizione verso l'economia ellenica.

Due invece gli scenari ipotizzati, sempre dal Sole 24 Ore, se la Grecia resta nell'euro:  il primo, quello più realistico tra l’altro, prevede il trascinamento dell'attuale condizione di incertezza, che farebbe persistere l'attuale volatilità e in questo caso a rimanere sotto pressione sarebbero i listini dei paesi dell'Eurozona più fragili, a partire da Italia e Spagna.

Meglio, dunque, concentrarsi sui paesi emergenti. Il secondo scenario, invece, prevede una ritrovata fiducia da poter conquistare, però, solo se si trova un effettivo accordo tra le politiche europee per conciliare il rigore con la crescita. Se questa ipotesi venisse confermata allora ad avere la meglio sarebbero i titoli bancari e quelli legati al ciclo. Incertezza regna invece per chi ha puntato sui fondi di investimento.

Molti esperti ritengono che l’idea di una soluzione unitaria che riesca a mantenere la Grecia all'interno dell'Unione è molto debole e in questo caso consigliano di effettuare una valutazione complessiva del proprio portafoglio e magari destinare una parte degli investimenti su Stati Uniti e paesi emergenti.

Ma nel caso in cui il Paese dovesse rimanere nell'euro, i problemi dei paesi periferici comunque non sarebbero risolti e per favorire la crescita che potrebbe riportare l'Europa ad un nuovo sviluppo e ad essere guardata con interesse dagli investitori servirebbe solo un intervento deciso e concreto.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il