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Pensioni calcolo con metodo contributivo: più basse dal 2013

Nei prossimi tre anni pensioni mediamente più leggere del 3%. Si resta in attesa che il provvedimento del ministro Fornero diventi legge.



Assegni pensionistici mediamente più bassi del 3%. I nuovi coefficienti di trasformazione saranno validi dal primo gennaio del prossimo anno. Si tratta di una variazione che incide sui cittadini che si ritirano dall’attività lavorativa con il metodo contributivo o misto. Di più, con la nuova modalità di calcolo dell’importo della pensione lorda annuale, che tiene conto dell’aumento di tre mesi dell’aspettativa di vita, a chi resta al proprio posto lavorativo fino a 70 anni spetterà un assegno con importo più elevato. I nuovi parametri saranno validi nei tre anni fra il 2013 e il 2015. Il prossimo ricalcolo scatterà nel triennio 2016-2019 dopodiché gli aggiornamenti avverranno su base biennale.

In buona sostanza, i lavoratori dipendenti e autonomi e le lavoratrici del pubblico impiego potranno andare in pensione a 66 anni e 3 mesi; le lavoratrici dipendenti del comparto privato a 62 anni e 3 mesi. A giorni è atteso il provvedimento del Ministero (il testo è pronto ed è stato firmato lo scorso 15 maggio) e la conseguente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Come spiega il Sole 24 Ore i nuovi coefficienti tengono conto anche della possibilità che il lavoratore lasci il nucleo familiare e della differenza di età tra coniugi.

I più critici fanno subito notare come le pensioni liquidate nel 2013 siano soggette alla mancata rivalutazione del montante contributivo a causa del PIL negativo. Non solo, ma i coefficienti non terrebbero conto della diversità dei lavori svolti. Non tutti, infatti, assicurerebbero le stesse aspettative di vita.

Dinanzi a queste misure, la CGIL punta i piedi. Basta leggere le parole del segretario confederale del sindacato con delega alla previdenza, Vera Lamonica, secondo cui 'i nuovi coefficienti verranno emanati senza alcun confronto con le parti sociali e senza alcun confronto con il Parlamento'.  E ancora, a detta dell’esponente della CGIL, 'anche se ciò è stato espressamente previsto dalla legge,non possiamo non ribadire quanto avevamo già affermato a suo tempo: si tratta di un provvedimento che va ad incidere sulla vita delle persone e, quindi, sarebbe stato non solo opportuno ma necessario che ci fosse un confronto con le parti sociali e il Parlamento'.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il