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Esodati: decreto Fornero per pensioni 2012 alla firma. Modifiche possibili in Parlamento

Fornero su esodati: “Per me partita chiusa”



Il ministro del lavoro, Elsa Fornero, sul decreto per gli esodati ha detto: “Per me una parte della partita è chiusa, l'ho mandato al cofirmatario. Mi auguro che anche le casse adottino il metodo contributivo perché si tratta di un buon metodo trasparente, equo e finanziariamente sostenibile”.

I lavoratori salvaguardati rispetto all'aumento dell'età pensionabile saranno 65.000, per un fabbisogno finanziario complessivo di 5 miliardi e 70 milioni (dal 2013 al 2019): questo quanto prevede la bozza del decreto messo a punto dal ministro del Lavoro.

Potranno andare in pensione con le vecchie regole i lavoratori che entro il 4 dicembre 2011 erano già in mobilità e che raggiungono i requisiti entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità (36 mesi per i lavoratori ultracinquantenni ma 48 per gli over 50 del Sud). Potranno andare coloro che hanno prestazioni a carico dei fondi di solidarietà.

Per coloro che hanno avuto l'autorizzazione alla prosecuzione volontaria e almeno un contributo versato al 4 dicembre i requisiti per la pensione con le vecchie regole dovranno essere ottenuti entro il 2013.

Ma, secondo il responsabile lavoro e welfare dell'Italia dei Valori, Maurizio Zipponi, “Non si può parlare di partita chiusa, aggrappandosi a un dato ancora indefinito e il ministro Fornero farebbe bene ad informarsi sulle responsabilità che il governo si assume di fronte al Paese. Stiamo ancora aspettando il numero esatto e il relativo costo di quanti hanno firmato le proprie dimissioni individuali o collettive, basandosi sull'età e sui criteri di anzianità sul lavoro, come era previsto nel patto con lo Stato.

E invece ora migliaia di persone rischiano di restare, per anni, senza stipendio e senza pensione”. “Se la partita esodati è aperta per il Parlamento, lo deve essere anche per il governo", ha detto poi il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, rimarcando come la riforma delle pensioni non preveda gradualità e norme di transizione e disparità di trattamento tra i lavoratori.

La sindacalista prosegue sottolineando che “il decreto per adeguarsi al numero dei 65.000, che è una traduzione delle risorse disponibili e non dei reali aventi diritto, anche in base alle norme così come sono, opera delle forzature evidenti nella interpretazione e applicazione della sua stessa legge”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il