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Crisi euro: investimenti sicuri in titoli di stato, valute e obbligazioni fuori dall'Ue

Investire fuori dall’euro: su cosa puntare



La crisi dell’euro sembra aver completamente cambiato gli scenari di investimento e se fino a qualche tempo fa inserire nel proprio portafoglio una piccola quota di azioni dei Paesi Emergenti nel patrimonio sembrava un’innovazione rischiosa e quasi eccentrica, oggi in un portafoglio ben diversificato non possono e non devono mancare le azioni e i bond delle nuove economie, le valute e gli strumenti che consentono di copiare l’andamento dell’oro e delle materie prime ma, secondo un’analisi di Corriereconomia realizzata da Giuditta Marvelli e Marco Sabella, bisognerà ragionare in base al proprio profilo di rischio e alle proprie possibilità economiche.

Secondo i dati elaborati da Dan Ariely, professore di psicologia e di finanza comportamentale della Duke University, gli italiani sono piuttosto pessimisti e preoccupati, sia guardando alla propria situazione nazionale, sia sporgendosi sul panorama dell’economia globale e, sempre secondo il professore, il 31% di loro è convinto che l’anno prossimo potrebbe essere proprio l’Asia ad offrire i migliori rendimenti, seguita dall’Italia e dal combinato Stati Uniti e Canada, mentre da oggi a cinque anni, il 57% afferma che i mercati emergenti saranno l’opzione migliore, con un rendimento atteso del 5% o più.

E così si è portati a puntare su tutto ciò che euro non è, dalle valute straniere, all’oro, ai Paesi emergenti, vera potenziale ricchezza del futuro, cioè su tutti quegli investimenti che, alla prova della crisi del debito limitano le perdite, rispetto ad un portafoglio casalingo.

Il peso e l’importanza dei paesi emergenti nel determinare l’andamento dell’economia globale sono cresciuti notevolmente negli ultimi 10 anni e cresceranno ancora fino al 2020. Gli economisti stimano che già verso la fine del decennio il Pil dell’economia cinese avrà superato quello degli Stati Uniti e per la stessa data il Pil aggregato dei sette maggiori paesi ad alta crescita, i Bric (Brasile, Russia, India, Cina) più il Messico, l’Indonesia e la Turchia sarà superiore alla ricchezza complessiva prodotta dalle economie sviluppate dei paesi del G7.

Bene anche il dollaro:  a dispetto dei tanti problemi dell’economia Usa, da un rapporto debito/Pil superiore al 100%, a un deficit annuo più che doppio rispetto a quello della media dei paesi dell’eurozona, gli Stati Uniti vengono percepiti dagli investitori internazionali come una sorta di porto sicuro nel caso di un aggravarsi della crisi economica globale.
 
 
Autore:

Marianna Quatraro 
 
 
 

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Autore: Marianna Quatraro
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