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Spread Btp-Bund ancora alto nonostante elezioni Grecia. Cosa vogliono i mercati

I risultati delle elezioni in Grecia non calmano gli animi. Mercati ancora in tensione



L’effetto entusiastico del risultato delle elezioni in Grecia è durato poco: all’indomani degli esiti infatti le Borse sono tornate a viaggiare in positivo e lo spread a calare leggermente. Situazione che oggi riappare di nuovo in difficoltà, con il differenziale fra btp italiani e bund tedesco tornato a salire e le Borse tornate in negativo.

Ieri in la Borsa di Milano ha chiuso la seduta in netto calo, negativi i principali indici: Ftse All Share -2,75%, mentre l'indice Ftse Mib è scivolato del 2,85%, a 13.009 punti, affossato ancora una volta dai titoli bancari. Sulla performance pesa tuttavia anche l'effetto dello stacco della cedola di alcune grosse società, come Intesa Sanpaolo.

Le tensioni si sono riversate anche sui nostri titoli di Stato, con lo spread tra Btp e Bund decennali che ha chiuso a 465 punti rispetto ai 449 punti della chiusura di venerdì. Tra le blue chip, maglia nera a Mediolanum (-5,52%), Mediobanca (-5,34%), A2A (-5,11%), Bper (-4,74%) e Unicredit (-4,26%). Probabilmente lo spread tenderà al ribasso nel brevissimo termine grazie all'idea del cosiddetto firewall, barriera, contro la crisi del debito stabilito dal G20, ma l'obiettivo è riuscire a raggiungere risultati duraturi.

Se questa è, dunque, la situazione, cosa sarebbe meglio fare? Ciò che i mercati chiedono ai leader europei, pronti a riunirsi nel vertice di fine mese per discutere di crisi e crescita, è piuttosto chiaro e cioè programmi e interventi che comportino un impegno comune per rendere sempre più profonda e cooperante la collaborazione europea, a partire dalla costituzione di un unico corpo di regole e un unico organismo di regolamentazione, al posto di quelli nazionali attuali; per arrivare alla istituzione di un fondo comune sovranazionale di garanzia dei depositi; ad un unico organismo sovranazionale in grado di decidere sul fallimento e la ricapitalizzazione dei singoli istituti di credito.

Secondo molti esperti, solo così si può evitare che la crisi di una singola banca metta in crisi un Paese e, di qui, l'intera costruzione dell'euro. Ma le banche tedesche hanno già fatto sapere di non appoggiare l’idea e di non voler fornire i loro fondi di garanzia per coprire il crac di una banca estera. Senza considerare poi la necessità di un intervento radicale sul debito pubblico, che ne preveda la condivisione fra tutti i Paesi dell'area euro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il