Censis: l'aumento delle tariffe preoccupa gli italiani che risparmiano sugli alimenti

L'Europa alla ricerca d'un modello di crescita, l'Italia in attesa di una ripresa che non è percepita come imminente



L'Europa alla ricerca d'un modello di crescita, l'Italia in attesa di una ripresa che non è percepita come imminente.

Il 2005 è visto come un anno senza grandi prospettive: solo il 7,9% degli italiani prevede d'incrementare il proprio reddito, mentre chi è intenzionato a far crescere i propri consumi guarda solo a quelli 'incomprimibili'. Questo il sentimento, all'insegna della massima prudenza, che emerge dalla ricerca Censis-Confcommercio su 'Scenari, simboli e luoghi del consumo: Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania a confronto'.

L'indagine ha approfondito lo stato d'animo della popolazione di questi 5 Paesi, utilizzando come indicatori più significativi le aspettative dei singoli rispetto al reddito, le modalità di consumo e l'opinione sull'immediato futuro. In Italia la prudenza, dovuta a due anni non facili, congela le energie vitali, frena la propensione alle spese, divide la popolazione fra ottimisti e pessimisti. Il reddito disponibile è comunque sicuramente la prima preoccupazione degli abitanti dello Stivale.

In Italia il caro-tariffe, inoltre, pesa come un macigno sulla percezione d'una crescita sostenuta dei prezzi: oltre il 92,6% dei nostri connazionali denuncia infatti gli aumenti delle tariffe legate alle utenze domestiche e dei trasporti pubblici, percentuale che coincide con quella di chi lamenta un innalzamento dei prezzi dei beni di largo consumo.

E l'impatto del caro tariffe incide anche sulla spesa alimentare: l'atteggiamento rilevato in Italia di forte contenimento delle spese e spinta al risparmio, infatti, difficilmente si riscontra negli altri Paesi europei. Per fare un esempio, in Italia ben il 61,7% delle persone intervistate ha dichiarato d'aver modificato le proprie spese alimentari per risparmiare, mentre percentuali ben più contenute si rilevano in Francia (12,6%), in Inghilterra (27,5%) e negli altri due Paesi considerati.

Sul fronte dei consumi, crescono dunque soprattutto le spese incomprimibili (sanità, istruzione): ad esempio, nel 2005 il 30% degli intervistati in Italia prevede d'incrementare le spese per medicinali e cure mediche, mentre il 25% pensa di farlo per l'istruzione e la formazione. Viceversa, in Italia diminuisce chi pensa d'incrementare le spese per il benessere personale, il tempo libero, la cultura e i viaggi.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il