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Esodati: pensioni per alcuni, incentivi per altri per tornare al lavoro. Modifiche decreto Fornero

Esodati: ancora proposte e la soluzione di Ichino



Dall’allargamento della platea dei beneficiari, che dai primi 65mila si è allargata a comprendere altri 55mila esodati, alla novità annunciata dal ministro del Lavoro Elsa Fornero, disposta ad inserire tra i lavoratori salvaguardati coloro che hanno superato i 62 anni di età.

E potrebbe prendere anche piede l’ipotesi di un prolungamento degli ammortizzatori e del sussidio di disoccupazione per quei lavoratori esodati che non rientrano tra i 120.000 soggetti che il governo pensa di salvaguardare rispetto all'incremento dell'età pensionabile.

Mentre si continua a discutere della questione esodati, mentre le parti politiche rilanciano con nuove proposte e i sindacati si oppongono con forza all’operato del ministro del Lavoro, la Fornero ribadisce che “Per gli esodati si tratta di trovare soluzioni che siano ispirate a equità e sostenibilità nel tempo. Il governo ha tutta la determinazione per esaminare il problema con grande attenzione. Vedremo di trovare, come già ha detto il presidente Monti, una soluzione ai problemi”.

Non si ancora chiuso il ballo sulle cifre dei lavoratori esodati che dovrebbero rientrare nel mondo delle coperture del governo e mentre si parla di garanzie di pensione per alcuni e incentivi per altri, la Fornero ipotizza anche la possibilità di estendere il metodi di calcolo contributivo pieno, adesso previsto per le donne che vogliano uscire dal lavoro prima dell'età di vecchiaia, anche agli uomini come opzione di scelta da demandare a lavoratore e azienda.

Al momento, infatti, le donne possono andare in pensione a 57 anni di età e 35 di contributi ai quali si aggiunge la finestra mobile ma il calcolo della pensione è interamente contributiva. In una lettera aperta al Corriere della Sera,  Pietro Ichino, giuslavorista, analizza i veri numeri degli esodati e propone una soluzione al problema, cioè favorire l’assunzione di 50enni e 60enni. Ichino parte da un presupposto logico: “Avevamo fatto finta che con 60 anni di età e 37 o 38 anni di contribuzione un lavoratore si fosse guadagnato il diritto alla pensione”. Ma fondamentalmente così non è.

“E’ evidente l’insostenibilità di quell’idea: non è possibile che 38 anni di contribuzione nella misura del 33% costituiscano un finanziamento sufficiente per una pensione pari a tre quarti o quattro quinti dell’ultima retribuzione, destinata a durare per 23 o 24 anni. Il sistema poteva stare in piedi soltanto con un cospicuo contributo dello Stato”.

Poi Ichino analizza le cifre sugli esodati effettivamente sono quelle diramate dall’Inps, che conta circa 390.000 esodati, e che hanno fatto letteralmente infuriare il Ministro Fornero, giustificando i contributi statali solo per 65.000 lavoratori e affermando che se venissero inseriti anche i 330.000 restanti la riforma sarebbe svuotata nel principio e pertanto inutile.

Ed è proprio a questo punto che il giuslavorista propone per i ‘giovani’ 50enni e 60enni “tutti gli incentivi e le agevolazioni possibili per favorire il loro ritorno a un’occupazione retribuita adatta a loro”.

Il che potrebbe essere una giusta soluzione se solo il tasso di disoccupazione giovanile in Italia non fosse al 35,9%. Bisognerebbe, dunque, pensare tanto alla ri-occupazione dei ‘giovani’ esodati quanto all’occupazione dei più giovani per niente ancora propensi sulla strada del futuro in una situazione di crisi come quella che l’Italia sta attraversando.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il