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Pensioni più alte con Riforma Fornero-Monti in Decreto Salva-Italia. I nuovi calcoli età e assegno

In pensione più tardi ma con assegni più alti



Si andrà in pensione più tardi ma con assegni più alti: la riforma delle pensioni Monti- Fornero, infatti, permetterà di ricevere assegni previdenziali più vicini all’ultimo stipendio.

Le previsioni sul lungo periodo sono incentrate su un tasso di crescita medio dell’1,5%, su un tasso di disoccupazione del 5,5%, su una presenza al lavoro tra i 20 e i 69 anni del 74,3%. Il prolungamento che ritarda di tre anni l’uscita dal lavoro e l’estensione a tutti del calcolo contributivo, per cui più si versa più si riceve, sono i due punti fondamentali della riforma.

Per i dipendenti maschi il trattamento previdenziale di vecchiaia dovrebbe garantire sempre tra il 70-75% dell’ultima retribuzione (tasso di sostituzione) e in prospettiva anche l’80-85% del tasso di sostituzione netto, cioè la differenza tra ultima busta paga e primo assegno previdenziale al netto degli effetti fiscali e contributivi.

Prima della riforma, le vecchie proiezioni davano un quadro allarmante per i giovani investiti dal metodo contributivo che con quel sistema pensionistico potevano aspettarsi un tasso di sostituzione non superiore al 50%. Situazione analogamente timorosa per i lavoratori autonomi: le vecchie regole avrebbero consentito loro un tasso di sostituzione del 30-40%, mentre adesso l’assegno non scenderà mai sotto il 50-60% dell’ultima retribuzione.

Secondo le proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato, che ha appena pubblicato il report annuale sulle dinamiche della spesa previdenziale, per i lavoratori dipendenti il trattamento di vecchiaia dovrebbe garantire il 70,75% dell’ultima retribuzione e, come sopra accennato, per gli autonomi non dovrebbe mai scendere sotto il 50-60%, per la nuova aliquota contributiva, salita al 24%.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il