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Abolizione province, tagli statali, sanità, scuole, regioni in Spending Review. Il punto

Le misure della spending review: cosa prevedono e chi colpiscono



Taglio delle province, in base a popolazione ed estensione, che passeranno dalle attuali 110 a circa 50, aumento dell’Iva congelato per il 2012, tagli alla sanità, al pubblico impiego, all’istruzione e per il mondo militare: questi gli interventi previsti dal decreto della Spending Review che vale circa 4,5 miliardi nel 2012.

Le misure varrebbero oltre 10 miliardi nel 2013 e 11 miliardi nel 2014. Per quanto riguarda l’abolizione delle province, sarebbero due i criteri attraverso i quali verranno decisi i tagli: il primo è relativo alla popolazione e il secondo all'estensione. Entro 20 giorni il governo dovrà fissarli con una delibera del Consiglio dei ministri.

Calano, intanto, i trasferimenti per Regioni, Province e Comuni. Entro il primo gennaio 2014 saranno poi istituite le Città metropolitane, dieci in tutto: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria. Contestualmente, verranno soppresse le relative province. Le Province sotto osservazione sono 61 nelle Regioni a statuto ordinario, mentre solo 25 (compresi i capoluoghi che vengono fatti salvi) soddisfano i requisiti.

Tra le città a rischio le piemontesi, da Biella al Verbano Cusio Ossola e, probabilmente, anche a Vercelli, mentre Alessandria deve aprire le porte ad Asti. I toscani dovranno unire per esempio Pisa e Livorno o Lucca e Pistoia. Rischiano di saltare anche Ascoli-Piceno e la neo-nata Bat (Barletta, Andria, Trani) pugliese. A rischio anche Pescara, Teramo, Matera, Crotone, Vibo Valentia, Ferrara, Forlì, Cesena, Modena, Piacenza, Ravenna, Imperia, Latina, La Spezia, Lodi, Lecco, Savona, Enna, Ragusa, Caltanissetta,  Siracusa, Trapani, Trieste e Pordenone. Saranno salve le province degli attuali capoluogo.

L'aumento di due punti dell'Iva non scatterà invece dall'autunno 2012 ma solo dal luglio 2013. Il decreto legge estende, inoltre, la clausola di salvaguardia ad altri 55 mila soggetti che hanno maturato i requisiti successivamente al dicembre 2011. L'importo complessivo è di 1,2 miliardi a partire dal 2014.

Il decreto prevede poi la soppressione di 37 tribunali, di 38 procure e delle 220 sezioni distaccate esistenti in tutta Italia; un taglio del 10% del personale e del 20% della dirigenza nella P.A.; tagliato anche il valore dei buoni pasto per i dipendenti pubblici, che non potrà superare i sette euro; ferie obbligatorie a Natale e Ferragosto e uffici che rimarranno chiusi: una riduzione dell'uso delle auto blu per cui le spese dovranno essere ridotte del 50% rispetto all' anno scorso; previsto anche lo stop alle consulenze per dipendenti in pensione; e il taglio al numero dei militari in servizio, che dovrà calare in misura non inferiore al 10% del totale degli organici delle forze armate.

Tagliato il fondo per le missioni di pace (-8,9 milioni), il Fondo per gli armamenti (100 milioni) e quello per le vittime dell'uranio impoverito (-10 milioni). Saranno poi circa 30mila i posti letto in meno negli ospedali pubblici italiani, con un rapporto di 3,7 posti letto per mille abitanti contro gli attuali 4,2; previsto anche un taglio del 5% per l'acquisto di beni e servizi da parte della sanità pubblica.

Il comparto contribuirà alla revisione della spesa con risparmi per 5 miliardi in due anni e mezzo: 1 nel 2012, 2 nel 2013 e 2 nel 2014. Sempre in materia di sanità potrebbe salire dal 35% al 50% la quota a carico delle aziende dell’eventuale sforamento del tetto della spesa farmaceutica nazionale. 

A partire da gennaio 2013, le industrie del farmaco dovranno quindi partecipare in modo più ‘corposo’ rispetto a quanto già previsto dalla manovra del luglio scorso, se la misura, contenuta in diverse bozze, sarà confermata nel testo finale del decreto spending review. L’altro 50% sarà invece a carico delle sole Regioni che hanno superato il tetto di spesa, in proporzione al rispettivo disavanzo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il