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Tagli dipendenti pubblici Spending Review: critiche da parte dei tecnici del Senato

Il Senato sui tagli al pubblico impiego: bisogna valutare l’impatto su tali misure



La Spending Review taglia il pubblico impiego e le polemiche e le proteste dilagano. Mentre i sindaci protestano per i tagli imposti dalla Spending Review ai Comuni, il servizio Bilancio del Senato ritiene che i tagli lineari nel pubblico impiego sono lontani dai criteri e dalle scelte che sarebbero coerenti con un'effettiva spending review.

Secondo i tecnici andrebbe inoltre chiarito se le riduzioni degli organici, insieme al blocco del turn over stabilito negli ultimi anni, possano comportare nei prossimi anni difficoltà a soddisfare i fabbisogni minimi di funzionamento delle medesime amministrazioni.

Ritengono, pertanto, che sarebbe utile una valutazione dell'effettivo impatto del complesso di tali misure sul funzionamento delle amministrazioni, per escludere dubbi sul rischio di un incremento della spesa che si potrebbe registrare per il ricorso a lavoro interinale, a progetto, “Un aspetto che rischierebbe di vanificare, almeno in parte, i risparmi attesi medio tempore dalle riduzioni”.

Il provvedimento approvato della Spending Review, che mira a contenere le spese italiane in ogni comparto, prevede un taglio del 10% del personale e del 20% della dirigenza nella P.A.; tagliato anche il valore dei buoni pasto per i dipendenti pubblici, che non potrà superare i sette euro; previsto anche lo stop alle consulenze per dipendenti in pensione.

I tagli al pubblico impiego potrebbero colpire circa 300mila lavoratori tra dirigenti e dipendenti statali, per dire un addio definitivo al posto e stipendio fisso nel settore pubblico. Per i licenziamenti e tagli nel settore pubblico, il Governo Monti punta sul blocco delle assunzioni e incentivi alla pensione. Il blocco dovrà rispettare tre scadenze: le facoltà assunzionali per i posti che si libereranno saranno del 20% per il periodo 2012-2015, del 50% nel 2015 e torneranno al 100% a partire dal 2016.

E non solo, perché questo governo tecnico vuole procedere anche al meccanismo usato dalle aziende private in crisi, cioè la mobilità con la riduzione dello stipendio (l’80%) della busta paga base senza straordinari e indennità e dopo due anni potrà arrivare anche il licenziamento. Una vera e propria stangata per i dipendenti pubblici e ministeriali

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il