Taglio feste e ponti: vacanze a rischio per aumentare Pil. Ma c'è chi è contrario

Accorpamento festività: i pareri dei contrari



Eliminare e accorpare le festività per aumentare i giorni lavorativi e fa crescere il prodotto interno lordo? Il governo lancia questa proposta, pronta ad essere esaminata già nel prossimo Consiglio dei Ministri di venerdì 20 luglio, ma alcune associazioni già protestano.

Secondo il sottosegretario Gianfranco Polillo, riducendo il numero di giorni non lavorati di una settimana si potrebbe arrivare ad un aumento del pil di circa un punto percentuale, e il governo starebbe valutando anche l'ipotesi di trasformare in giorni feriali le festività patronali, lasciando però in vigore tutte le festività stabilite dagli accordi tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica.

L'Anpi, l'associazione dei partigiani, intanto già si mobilita contro l'ipotesi di un accorpamento delle festività e in un suo comunicato si legge ‘il governo si appresterebbe a procedere ad alcuni accorpamenti di festività, per aumentare la produttività.

Nella 'scure' incapperebbero anche le tre festività ben note per essere state già oggetto di tentativi analoghi (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno). Dobbiamo essere estremamente chiari: non abbiamo, ovviamente, obiezioni di fronte ai sacrifici che possono essere chiesti ai cittadini in una fase difficile per il paese; ma che si debba rinunciare alla storia, a quelli che sono i fondamenti comuni del nostro vivere civile, ci sembra davvero troppo’.

Contraria anche la Cisl che definisce la soluzione un intervento dannoso e inconcludente ai fini della crescita. E' una sciocchezza statistica la relazione tra meno ferie e maggiore produzione in un contesto di assenza di lavoro e di basso livello produttivo”, ha commentato il segretario nazionale Luigi Sbarra.

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di Marianna Quatraro pubblicato il