Rossella Urru libera grazie ad un riscatto pagato ad uno sceicco. I retroscena liberazione

Libera Rossella Urru: la prigionia



Era stata rapita, insieme a due colleghi cooperanti spagnoli, lo scorso 23 ottobre nel campo Rabouni, a Tindouf, dove si trova la più grossa comunità di saharawi, gli abitanti dell'ex Sahara spagnolo che non accettano la sovranità marocchina. A sequestrarli un gruppo armato che, a bordo di pick-up, fece irruzione nel campo e li prelevò, sparendo letteralmente nella notte.

Da ieri Rossella Urru è libera: dopo 270 giorni di prigionia, la ragazza sarda è stata liberata in Mali con i suoi due compagni, i cooperanti spagnoli Ainhoa Fernandez de Ruincon e Eric Gonyalons. Oggi l’arrivo a Roma.

Grande gioia e soddisfazione è stata espressa dal premier Mario Monti. Ancora difficile capire e sapere quali siano stati gli accordi per il rilascio. Nei mesi scorsi il Mujao aveva chiesto, per la liberazione di Rossella Urru e Ainhoa Fernandez de Rincon, trenta milioni di euro.

Nella trattativa non compariva il nome di Gonyalons, perché il Mujao voleva usare la sua minacciata eliminazione come leva nei confronti del governo di Madrid per ammorbidirne l'intransigenza. Dopo il no ufficiale a quella prima richiesta, il silenzio, segno spesso che i contatti sono stati riallacciati nel più totale segreto, magari servendosi di mediatori, come per esempio i notabili arabi che, nel nord del Mali islamico, mantengono intatta la loro autorevolezza. Secondo alcune fonti, nella trattativa ha avuto un ruolo fondamentale l’emiro Abdul Hakim.

Tutto ha inizio lo scorso 10 dicembre 2012 quando arriva la prima rivendicazione del rapimento di Rossella, in un video, del Movimento per l’unicità e la jihad nell’Africa dell’Ovest (Mujao). Inizia la trattativa e il 3 marzo tutti i giornali parlano della liberazione della ragazza. La notizia viene rilanciata da Al Jazeera e Twitter inizia l’esultanza. Ma in realtà Rossella era ancora nelle mani dei rapitori, e ci rimarrà ancora per mesi.

Dopo la notizia della finta liberazione più nulla, il silenzio più assoluto, fino a quando si scopre che i ribelli hanno chiesto un riscatto di 30 milioni di euro. A dare il via alle trattative è il presidente del Burkina Faso, Blaise Campaoré, tramite i suoi emissari.

Domenica scorsa qualcosa cambia: circa dieci milioni a ostaggio, arrivano in Burkina Faso e finiscono a Gao, nelle mani dell’emiro Abdul Hakim. Si inizia a parlare di liberazione ma la cellula islamica in cambio del rilascio di Rossella e dei due spagnoli vuole il rilascio di sette detenuti nei Paesi del Sahel. L’unica cosa che al momento si sa è che tale rilascio dovrebbe essere avvenuto ma sul numero dei rilasciati ancora nessuna notizia.
 

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di Marianna Quatraro pubblicato il