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Siria: scontri e rivolta continuano. Assad scomparso. Notizie aggiornate

Ancora sangue a Damasco. Attacco al cuore del governo siriano



Continuano le giornate di sangue e protesta in Siria: dopo la morte di Assef Shawkat, ex capo dell'Intelligence militare e cognato del presidente Bashar al Assad, il ministro della Difesa Daud Rajha, il cristiano più in vista del regime, e il generale Hassan Turkmani, capo della 'cellula di crisi' incaricata di stroncare la rivolta, rimasti uccisi in un attentato dinamitardo ieri avvenuto alla sede della direzione della sicurezza nazionale, uno degli edifici più sorvegliati in un quartiere già superprotetto di Damasco, oggi gli insorti dell'Esercito libero siriano (Esl) si preparano ad attaccare la sede della tv di Stato.

I disertori avrebbero anche lanciato un ultimatum ai dipendenti dell'emittente perché lascino immediatamente l'edificio, nel quartiere di Mazzeh a Damasco, dove continuano a farsi sentire forti nuove esplosioni.

L'area interessata sarebbe Mazzeh, dove hanno sede importanti edifici governativi, tra cui la Tv di Stato. Più di 200 morti, in maggioranza civili e 38 a Damasco, è il bilancio delle violenze della sola giornata di ieri in Siria, tra i feriti, in gravi condizioni, anche il ministro dell'Interno, Mohammad al Shaar, secondo l'ong Osservatorio siriano dei diritti dell'uomo.

E in tutto sarebbero 214 le persone rimaste uccise, compresi i tre alti ufficiali uccisi in un attentato nella capitale. 124 sarebbero civili, 62 soldati e 28 ribelli. Ora è mistero su dove si trovi il presidente siriano Bashar al-Assad, dopo l’attentato di ieri in cui hanno perso la vita importanti capi della sicurezza e mentre gli scontri tra ribelli e forze governative continuano a sconvolgere il centro di Damasco.

Il leader siriano non si è fatto vedere in pubblico e non ha rilasciato alcun comunicato dopo che una bomba ha provocato la morte del cognato, del ministro della Difesa e di un generale, scatenando la repressione dell'esercito contro i ribelli. I combattimenti, intanto, sono ormai arrivati nei pressi del palazzo presidenziale.

Nel distretto di Dummar, una caserma dell'esercito, situata  a poche centinaia di metri dal palazzo, è finita sotto il fuoco dell'opposizione. “Sentiamo il rumore di armi da fuoco leggere. Le esplosioni stanno diventando sempre più forti dalla parte della base militare”, ha riferito un architetto, Yasmine, al telefono dalla zona di Dummar. Le Commissioni Locali di Coordinamento riferiscono di combattimenti in diverse aree.

Secondo gli attivisti, il quartiere settentrionale di Qaboon è stato bombardato nella notte e stretto d'assedio di nuovo nelle prime ore del mattino, come la vicina zona di Barzeh. Qui hanno preso posizione i carri armati e l'artiglieria contraerea del regime.

“I cannoni sparano e ci sono molte famiglie fuggite per la strada e senza alcun posto dove andare. Vengono da Qaboon e da Barzeh”, ha raccontato un attivista, Bassem. Scontri sono stati registrati anche nei quartieri meridionali di Asali e Qadam, Hajar al-Aswad e Tadamun, aree a maggioranza sunnita dove vivono anche rifugiati palestinesi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il