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Referendum anticasta indennità parlamentari: firme non sono valide per Grillo e Radicali

Raccolta firme nulle per referendum anticasta: la situazione



E’ in corso il referendum contro i privilegi della casta e sarà possibile firmare fino al 25 luglio, negli uffici del proprio comune o nei banchetti, le due proposte referendarie dell’Unione Popolare e del Comitato del sole, e una proposta di legge popolare per abrogare finanziamenti e rimborsi ai partiti.

La proposta referendaria di Unione Popolare riguarda l’abrogazione parziale della legge per le indennità parlamentari: la campagna si articola anche su Facebook, dove un gruppo invita a rivolgersi al proprio comune per apporre la firma per richiedere, ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione e in applicazione della legge numero 352 del 25 maggio 1970, un referendum popolare abrogativo.

Nel mirino dei referendari, dunque, l’indennità spettante ai membri del Parlamento, calcolata in circa 48.000 euro all’anno per ciascun deputato e senatore.

Molti media anche locali hanno invitato i cittadini a violare la legge consigliando ai cittadini di scaricare i moduli da internet per una raccolta ‘fai da te’, ignorando che per le firme referendarie è indispensabile che il modulo sia stato precedentemente vidimato e che per firmare è indispensabile la presenza di un autenticatore nel momento stesso in cui si appone la propria firma.

I Radicali denunciano che questa raccolta firme è sicuramente fuori legge e non porterà ad alcun risultato. Anche il Movimento Cinque Stelle esprime dubbi sempre più forti sulla validità delle firme e sulla possibilità di svolgere il referendum in tempi ragionevoli.

Ed è proprio Beppe Grillo ad affossare la raccolta firme dell’Unione Popolare, il movimento guidato da Maria Di Prato, sostenendo che “Il Movimento Cinque Stelle non sta raccogliendo le firme e nemmeno deve farlo”.

Secondo quanto poi spiegato da Vittorio Bertola, grillino doc e consigliere comunale di Torino “Le firme raccolte in questo periodo sono nulle e inutilizzabili. Il motivo?

Basta leggere la legge che regola i referendum e si scoprono alcune cose. Che, ad esempio, la legge impedisce di svolgere un referendum nell’anno in cui ci sono le elezioni politiche, in questo caso il 2013. E, di conseguenza, che non si possono depositare le firme raccolte quest’anno”, cosa che, allo stato attuale delle cose, andrebbe fatta entro il 30 settembre.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il