Abolizione province in Spending Review: è scontro. Città che si possono salvare

Abolizione Province: criteri e città a rischio



E’ scontro sulla misura del decreto sulla Spending Review che prevede che le Province saranno dimezzate ed entro l'anno dovranno scendere a quota 50. I criteri attraverso i quali verranno tagliate le province sono relativi alla popolazione e  all'estensione. Salve le province degli attuali capoluogo e entro il primo gennaio saranno istituite 10 città metropolitane: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria.

I Comuni capoluogo di Regione sono esclusi dagli interventi di accorpamento e riduzione. Le province che restano in vita dovranno avere le seguenti competenze: ambiente (soprattutto per il settore discariche); trasporti e viabilità (anche per quanto attiene la costruzione, la classificazione e la gestione delle strade).

Passeranno inoltre ai Comuni tutte le altre competenze che finora lo Stato aveva attribuito alle province. Quelle che resteranno in vita dovranno avere le seguenti competenze: ambiente (soprattutto per il settore discariche); trasporti e viabilità (anche per quanto attiene la costruzione, la classificazione e la gestione delle strade).

In particolare, i nuovi enti dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2.500 chilometri quadrati. Sulla base dei criteri di riordino sarebbero 64 su 107 le Province da accorpare, di cui 50 in Regioni a Statuto ordinario e 14 in Regioni a statuto speciale.

Le Province salve sarebbero dunque 43 su 107 di cui: 10 metropolitane, 26 in Regioni a Statuto ordinario e 7 in Regioni a statuto speciale.

Tra le Province che saranno abolite: Ascoli Piceno, Asti, Biella, Crotone, Livorno, Lecco, Rimini, Ragusa, Pescara, Teramo, Pistoia, Savona, Benevento, Prato, Rovigo, Terni, Caltanissetta, Lodi, La Spezia, Imperia, Vercelli, Gorizia, Vibo Valentia, Isernia, Pordenone, Massa Carrara, Matera, Ogliastra e Medio Campidano.

Ma lo scontro è su alcune province: da Terni, a Isernia, a Matera, all’accorpamento tra Pisa e Livorno. Il presidente della Provincia di Livorno, Giorgio Kutufà, ieri ha annunciato soddisfatto l’interpretazione ministeriale della delibera di governo pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, sostenendo di “assumere il ruolo di comune capoluogo delle singole province il comune già capoluogo delle province oggetto di riordino con maggior popolazione residente”.

Ma Pisa non ci sta: il presidente della Provincia, Andrea Pieroni, ha detto: “E’ la nostra Provincia, la più vasta territorialmente e con la popolazione più numerosa, per non parlare del valore del Pil prodotto, il secondo in Toscana, non sarà seconda a nessuno. Questo sia nell’ipostesi di accorpamento con la sola Provincia di Livorno, sia in quella che si sta facendo strada di una maxi Provincia Pisa, Livorno, Lucca e Massa”.

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di Marianna Quatraro pubblicato il