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Pensioni: riforma Fornero porta primi risultati. Ma problemi su esodati, giovani e INPDAP

Mastropasqua: “Sistema previdenziale italiano migliore in Europa”



L’attuazione delle misure della nuova riforma pensionistica firmata Elsa Fornero sta dando i suoi frutti, creando però non pochi problemi. In un anno un 47% di persone sono rimaste al lavoro di più rispetto al loro tempo previsto e quindi non prenderanno subito la pensione.

Il crollo delle pensioni è dovuto sostanzialmente alle precedenti riforme che tra scalini e slittamenti delle finestre hanno allungato il periodo di vita lavorativa. Antonio Mastropasqua, presidente Inps, ha infatti sottolineato che i dati del primo semestre 2012 sono il risultato “dell’effetto combinato di due norme: lo scalino 2011 della riforma Damiano; la finestra mobile introdotta dal governo Berlusconi. Quest’ultima consente di andare effettivamente in pensione 12 mesi dopo aver maturato i requisiti se si tratta di lavoratori dipendenti, 18 mesi se autonomi”.

Ma lo stesso Mastropasqua si è detto soddisfatto  del nuovo sistema previdenziale italiano, sottolineando addirittura che “siamo diventati il miglior sistema previdenziale in Europa”. E chi ha magari già maturato l’età pensionabile resta comunque a lavoro per avere in futuro un reddito maggiore, cercando di accumulare altri contributi.

Il problema più grande che è sorto riguarda però il futuro: con l’estensione del metodo contributivo a tutti, infatti, il futuro dei giovani attuali sarà quello di andare in pensione, dopo anni di lavoro, con un assegno che corrisponderà grosso modo al 35-40% dello stipendio. Questo sarà il trattamento pensionistico che potrà corrispondere lo Stato, “il che fa pensare, come ha detto il presidente dell’Inps Mastropasqua, che noi stiamo praticamente crescendo un esercito di nuovi poveri per il futuro”.

Senza considerare il problema esodati, che ormai sta tenendo banco da mesi e per cui non è stata definita, a parte per una ‘ristretta’ platea di 120mila esodati in tutto, una soluzione definitiva; e il problema dell’accorpamento di Inps, Enpals e Inpdap, con il disavanzo di quest’ultimo, che è valutato in circa sei miliardi nel solo 2012 e, secondo alcuni, rischia di danneggiare il bilancio complessivo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il