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Esodati: soluzione a problema pensione per tutti è ancora protagonista in Parlamento

La questione esodati torna in Parlamento: cosa succederà?



Dopo aver tenuto banco per mesi, si torna a parlare della questione esodati, categoria di lavoratori che in base ad accordi definiti hanno lasciato prima il lavoro, rischiando ora di ritrovarsi senza stipendio e senza pensioni.

Dopo la querelle sulla platea dei beneficiari delle vecchie regole pensionistiche, cioè sui lavoratori che, nonostante le nuove norme della riforma Fornero, avrebbero potuto accedere alla pensione con i vecchi requisiti, dopo i primi numeri forniti da ministero e Inps, la discordanza delle stime e gli effettivi beneficiari, ora la questione torna in Parlamento, ancora impegnato a risolvere questo problema pensioni.

“Il Parlamento vuole affrontarlo e risolverlo con le dovute coperture. Non a caso lo scorso 9 agosto è stata votata una proposta di legge sul tema delle pensioni, la 5103, alla commissione Lavoro della Camera, da tutti i gruppi di maggioranza e di opposizione. Il Parlamento farà le sue scelte per una battaglia che continua”, ha detto Cesare Damiano, capogruppo del Pd nella commissione Lavoro di Montecitorio.

Solo qualche giorno fa la proposta in circolazione era quella che prevedeva che gli esodati potrebbero in pensione con 40 anni di contributi, cioè con le regole precedenti l’approvazione della riforma Fornero per cui l’ipotesi di pensionamento con il requisito contributivo unico a prescindere dall’età (cioè 40 anni di lavoro) non dovrebbe essere soggetta alla rivalutazione triennale della speranza di vita.

Ed è stato proprio l’Inps a chiarire i requisiti per accedere alla pensione sulla base dei requisiti vigenti prima del 6 dicembre 2011 e sulla base del regime di decorrenza della pensione e cioè tenendo conto della finestra mobile di 12/18 mesi introdotta dalla legge n. 122/2010 (la riforma Sacconi delle pensioni). Gli esodati possono così accedere alla pensione in base alle vecchie regole (riforma Sacconi) evitando i nuovi e più restrittivi requisiti previsti dalla riforma Fornero (in vigore dal primo gennaio 2012).

Sugli esodati che possono andare in pensione con il massimo di lavoro (cioè con 40 anni di contributi), l’Inps spiega che il requisito contributivo unico (40 anni di lavoro) non è soggetto alla speranza di vita (meccanismo di adeguamento dei requisiti per la pensione per cui ogni tre anni viene misurata la variazione della probabilità che un uomo e una donna di 65 anni hanno di vivere e se la probabilità cresce, se cioè aumentano gli anni ancora attesi di vita, anche l'età di pensionamento cresce).

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il