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Ilva Taranto: problema nazionale, ma il Dl per bonifica si blocca in Parlamento

Ilva Taranto: sindacati preoccupati. Cosa accadrà?



Mentre il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, appare molto fiducioso sul futuro dell’Ilva e i sindacati metalmeccanici sono piuttosto preoccupati, sembrano ancora lontane le soluzioni condivise auspicate dal Presidente dell’Ilva Bruno Ferrante.

Infatti i tre custodi, nominati dal gip Patrizia Todisco per eliminare al più presto i rischi ambientali e sanitari hanno bloccato tutte le procedure avviate dai tecnici per l’AIA insieme con i responsabili per l’azienda.

Si tratta in particolare della definizione degli interventi di monitoraggio e controllo, del cronoprogramma per le aree ghisa, altiforni, cokerie e agglomerato presentato alla commissione che si occupa dell’Aia e dell’integrazione al cronoprogramma per le aree parchi e acciaierie.

E nei giorni scorsi si sono fermati gli approvvigionamenti dei materiali, cosa che preoccupa molto i sindacati. Senza approvvigionamenti l’azienda non ha che pochissime settimane di autonomia. E mentre il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, continua a dirsi fiducioso, sostenendo che è obiettivo del governo che l’Ilva non chiuda, auspicando di poter fare a Taranto per la prima volta in Europa un'operazione di risanamento ambientale di un centro siderurgico garantendo la competitività delle produzioni e la continuità delle attività produttive, Fim, Fiom e Uilm sono preoccupati soprattutto per il blocco al parco minerali, perché bloccare le materie prime vuol dire creare le condizioni perché poi si fermi tutta la fabbrica.

La chiusura dei parchi minerali, infatti, a causa dello stop all'ingresso delle materie prime necessarie a produrre acciaio, potrebbe presto portare anche al blocco della produzione. Ma il governo è fortemente impegnato perché si trovi una soluzione equa e importante per lo stabilimento di Taranto.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il