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Ilva Taranto e morti per tumori: nuovi studi. Intanto rischio licenziamenti filiera

Possibili licenziamenti e tasso di mortalità in aumento: di cosa si discute all’Ilva



Ferie, licenziamenti e cassa integrazione per i dipendenti Ilva. La Semat Spa e la Edil Sider, infatti, due società che operano da anni nell'Ilva di Taranto, hanno annunciato ai lavoratori che intendono procedere a ferie forzate e ad un possibile ricorso alla Cassa integrazione per 490 dipendenti: 450 della Semat e 40 della Edil Simer.

Il segretario generale della Fillea-Cgil di Taranto, Luigi Lamusta, che parla di “un attacco strumentale, di puro terrorismo psicologico nei confronti dell'anello più debole della catena”, “Contro il disimpegno del Gruppo Trombini (Semat e Edil Sider) opporremo con forza tutta la nostra azione sindacale.

Non accetteremo che a pagare siano i lavoratori delle imprese dell'appalto. I nostri delegati sindacali sono stati chiamati dalle imprese e hanno ricevuto la triste notizia con annunci di catastrofi imminenti: si parla di Cassa integrazione al buio con nessuna garanzia circa la possibile ripresa”.

Secondo Lamusta, finite le ferie, i lavoratori potrebbero trovarsi sin da subito in Cassa integrazione. Cresce, intanto, la preoccupazione per il tasso di mortalità salito nell’ultimo periodo. Dagli ultimi dati raccolti, risulterebbe, infatti, che la mortalità nell’area di Taranto è superiore del 10% alla media.

Questo quanto emerge dal progetto Sentieri dell’Istituto superiore di sanità che ha monitorato nel periodo 2003-2008 la zona a ridosso dell’Ilva che ha annunciato che investirà 400 milioni di euro per il risanamento dell’impianto, mentre il ministero dell’Ambiente si costituirà parte civile al momento del processo.

Ma il ministro dell’Ambiente Clini ritiene comunque ci siano “margini di incertezza sul rapporto causa-effetto della mortalità per tumori della popolazione di Taranto”, considerando inoltre che nella zona ci sono numerose fonti di inquinamento (una raffineria, un cementificio e un arsenale, ormai in disuso, per la costruzione delle navi): si tratta di tutta una serie di attività a rischio per l’amianto.

Secondo il ministro, “le malattie tumorali possono derivare da esposizione prolungata, e in taluni casi hanno una incubazione di 40 anni. Ma, senza dati epidemiologici, occorre non creare allarmismi che possono frenare il risanamento stesso dell’Ilva. Vogliamo risanare il più grande centro siderurgico d’Europa, vogliamo proteggere i cittadini, ma senza allarmismi”.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il