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Pensioni 2012-2013: quando si potrà andare e con quanto dopo riforma Fornero?

Pensioni 2012: controproposta partiti e quanto si prenderà



“Il governo è pronto per la riforma della governance degli enti previdenziali che verranno riuniti nel superInps”: questo l’annuncio di qualche giorno fa del ministro del Lavoro Elsa Fornero.

“La governance, ha sottolineato il ministro, è un problema reale. Sono pronta a lavorare ai provvedimenti necessari per il cambiamento”. Secondo il ministro, dovrebbe esser previsto un consiglio di amministrazione snello costituito da tre o cinque membri e che elegga al suo interno il presidente; un consiglio di strategia e vigilanza come espressione delle parti sociali e un direttore generale che espleti tutte le funzioni di amministrazione.

E poi annuncia che sulle pensioni non sono necessari nuovi interventi, tagli o riforme. Chi oggi si chiede quanto percepirà una volta in pensione, rimarrà piuttosto deluso, considerando che gli assegni dovrebbero essere davvero esigui.

Secondo, infatti, i calcoli elaborati,  le pensioni che verranno percepite non saranno molto consistenti. Chi, per esempio, oggi guadagna sui 2.500 euro potrebbe prenderne solo 688 di pensione. Inoltre, per avere una pensione dignitosa, il lavoratore dovrà aver versato nel corso della sua vita lavorativa almeno 300-400 mila euro di contributi, come spiegato da molti esperti.

Sembra, infatti, che la pensione integrativa possa essere l’unica via di uscita per riuscire a mantenere un alto stile di vita una volta conclusa l’attività lavorativa. Intanto, si continua a discutere della nuova proposta dei partiti sulle pensioni. Pd e Pdl hanno, infatti, presentato alla Camera 5 articoli che unificano le proposte di legge Damiano, Dozzo (Lega) e Paladini (Idv) e che hanno ricevuto anche il voto di Pdl (tranne Giuliano Cazzola), Udc, Fli, Pt (Popolo e territorio), che propongono un ulteriore ampliamento della platea degli esodati da salvaguardare e un nuovo canale di pensionamento che riporta in vita la possibilità di lasciare il lavoro a 58 anni.

La nuova proposta vorrebbe introdurre la sperimentazione fino al 2017 della possibilità di andare in pensione prima per uomini e donne: per i lavoratori dipendenti 58 anni (57 le donne) fino a tutto il 2015 e poi 59 (58 le donne) fino alla fine del 2017, purché si siano raggiunti però 35 anni di contributi e ricevendo un assegno più leggero. Oggi con la riforma Fornero per andare in pensione anticipata, invece, ci vogliono almeno 42 anni e un mese di contributi (41 e un mese per le donne) e 62 anni di età.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il