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Scandalo Agenzie di Rating: voti alti alle banche con cui fanno affari

Voti più alti alle banche con cui si fanno affari: i meccanismi delle agenzie di rating



Moody's ha tagliato il rating di cinque regioni spagnole, Andalusia, Estremadura, Castiglia-La Mancha, Catalogna e Murcia, e ha confermato la propria valutazione su altre cinque regioni del paese. Il rating della regione dell' Estremadura è stato tagliato a 'Ba1' da 'Baa3'; il rating della Catalogna è stato ridotto a 'Ba3' da 'Ba2' e quello dell' Andalusia a 'Ba2' da 'Baa3'.

Le valutazioni su Castiglia-La Mancha e Murcia sono state declassate rispettivamente a 'Ba3' da 'Ba2' e a 'Ba3' da 'Ba1'. Moody's ha confermato il rating dei Paesi Baschi e Biscaglia a 'Baa2', della regione di Valencia a 'B1', e delle regioni di Galizia e Madrid a 'Baa3'.

Ma è scandalo sul processo di assegnazione rating da parte delle diverse agenzia, soprattutto quando si parla di banche. E’, infatti, emerso che le società di rating tendono a dare buoni voti alle banche più grandi e a quelle con cui fanno più affari. Questa tesi emerge da un documento della Banca centrale europea, intitolato ‘Bank ratings: what determines their quality?’.

Secondo la Bce, le agenzie di rating, dunque, tendono a dare voti positivi alle banche di grandi dimensioni e alle istituzioni che più frequentemente alimentano il business delle agenzie, emettendo titoli derivati. E il meccanismo è piuttosto semplice: le banche emettono derivati sottoponendoli al giudizio delle agenzie di rating che poi, in cambio della valutazione, ricevono laute commissioni, prendendo così buoni voti.

Gli studiosi della Bce hanno analizzato il database della piattaforma Dealogic, che include i 1.189 soggetti emettitori di titoli derivati abs (asset-backed securities), i quali tra il 1990 e il 2012 hanno emesso titoli per un valore facciale pari a 6 trilioni di dollari.

 Poi lo studio ha preso in considerazione i primi 200 emettitori, che da soli coprono il 90% del mercato. Incrociando la lista con quella delle 369 banche che hanno ricevuto i migliori voti da parte delle agenzie di rating, si sono accorti che esistevano 53 istituti presenti in entrambe le liste e che i rimanenti 147 emettitori, nella quasi totalità dei casi, non sono banche.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il