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Berlusconi si ritira: non sarà premier del Pdl. I motivi nascosti, i sondaggi e il patto segreto

Elezioni 2013: Berlusconi non si ricandiderà



L’annuncio è arrivato ieri: “Per amore dell'Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d'amore che mi spinsero a muovermi allora. Non ripresenterò la mia candidatura a premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un pò di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività”. 

Berlusconi annuncia, inoltre, che il 16 dicembre si faranno le primarie del Pdl: “Con elezioni primarie aperte nel Popolo della Libertà, sapremo entro dicembre chi sarà il mio successore, dopo una competizione serena e libera tra personalità diverse e idee diverse cementate da valori comuni. Il movimento fisserà la data in tempi ravvicinati, io suggerisco quella del 16 dicembre, saranno gli italiani a scegliere”.

A pesare sulla sua scelta è stato il pressing incalzante della famiglia, dell'azienda e dei collaboratori di una vita, soprattutto di Fedele Confalonieri ed Ennio Doris, preoccupati perché, come avrebbero detto, “ormai ci può venire solo un danno se resti in prima linea come un bersaglio”.

E non solo: anche dei sondaggi. Gli ultimi risultati, infatti, hanno fotografato una situazione disastrosa ed emerge che se è vero che il Pdl starebbe tra il 15 e il 17%, è anche vero che la somma delle eventuali liste nate dallo spacchettamento che aveva in mente Berlusconi avrebbe dato un risultato più basso. Inoltre, l'Istituto Piepoli quota la fiducia in Berlusconi all'11%, contro il 14 di Alfano. 

Ma l’addio alla scena politica di Silvio Berlusconi ha creato il caos, facendo forse anche saltare quell’accordo ‘segreto’ dei piccoli alleati del Popolo delle Libertà alle prossime elezioni. Un accordo che potrebbe creare problemi al Pdl e perché metterebbe in difficoltà il successore di Berlusconi in caso di nuove candidature.

A parlare dell’accordo è stato l’ex IdV De Gregorio, che ricorda i punti 1 e 2 che assegnano, ‘a garanzia degli attuali eletti, e con qualsivoglia sistema elettorale, 19 (diciannove) parlamentari, di loro rappresenta, ai Partiti e ai Movimenti firmatari dell’accordo. In caso di vittoria alle elezioni politiche prossime, nella fase costituente e fino a tutto il 2013, il numero minimo di 19 (diciannove) parlamentari verrà incrementato di n.8 (otto) unità’.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il