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Produttività: firmato accordo ufficiale. Novità e cosa cambia per stipendi, contratti, orari e ferie

Accordo sulla produttività: i punti e cosa prevede



E' accordo sulla produttività 2012-2013: l'intesa è stata siglata dal premier Monti, imprese e sindacati, ad esclusione della Cgil guidata da Susanna Camusso. La Cisl e la Ugl hanno firmato, la Cgil no e la Uil ha messo la condizione della detassazione strutturale dei premi di produttività applicando un’imposta, sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali, del 10% sui redditi da lavoro dipendente fino a 40 mila euro lordi annui.

La Camusso ha, inoltre, confermato le sue perplessità sul documento a partire per il rischio che comporta di riduzione dei salari reali dei lavoratori. La Camusso ha inoltre escluso, come auspicato dallo stesso premier Mario Monti, un'adesione a posteriori all'intesa.

Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, invece, ha detto “Siamo soddisfatti, siamo riusciti a definire quello che serve per ridare slancio al Paese. Si dà forza ai salari”. Confindustria, dispiaciuta per la mancata firma della Cgil, con il presidente, Giorgio Squinzi ha sottolineato come l'intesa sia “un elemento nuovo nelle relazioni industriali e come si apra ora una nuova fase di sviluppo e occupazione.

Monti ha confermato che per il 2013 e 2014 sono disponibili 1,6 miliardi di euro per gli accordi di produttività. Risorse che potranno essere aumentate fino a 2,1 miliardi per effetto degli emendamenti approvati alla Camera.

Con il nuovo accordo, le parti sociali sollecitano il governo a detassare i salari di produttività per i lavoratori con reddito inferiore a 40mila euro annui, i premi di produzione erogati dalle aziende ai dipendenti dovranno dunque essere sottoposti a un prelievo fiscale ridotto, con un'aliquota del 10%.

L’esecutivo viene inoltre invitato a dare attuazione a una legge del 2007 (la n.247), che prevede uno sgravio sui contributi fino al 5% destinato a incentivare i contratti di aziendali, cioè quelli stipulati nelle singole imprese e non a livello nazionale.

Sul fronte contratti, il protocollo d’intesa prevede che i contratti collettivi nazionali di lavoro dovranno definire soltanto i trattamenti economici comuni per tutti i lavoratori di un determinato settore. Saranno invece i contratti aziendali (o di secondo livello) a stabilire nel dettaglio il meccanismo degli aumenti salariali, gli orari e le ferie, per adattarli meglio alle esigenze della singola impresa e incentivare così la produttività.

Va ricordato, però, che la contrattazione di secondo livello potrà intervenire soltanto su materie delegate, cioè previste esplicitamente dagli accordi collettivi nazionali. Le parti sociali lavorano poi per una maggiore collaborazione tra il mondo della scuola e le aziende e a mettere in campo delle politiche a favore della formazione tecnica dei lavoratori.

Gli strumenti indicati per raggiungere questo scopo sono i Fondi Interprofessionali per la formazione continua, cioè degli organismi nati in Italia con una legge del 2000 e promossi dalle organizzazioni sindacali, in collaborazione con i rappresentanti imprese.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il