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Produttività: stipendi più alti e contratti variabili con firma accordo 2012-2013

Le novità dell’accordo sulla produttività



E' stato raggiunto l’accordo sulla produttività 2012-2013, siglata dal premier Monti, imprese e sindacati, ad esclusione della Cgil guidata da Susanna Camusso, che ha confermato le sue perplessità sul documento a partire per il rischio che comporta di riduzione dei salari reali dei lavoratori.

Con il nuovo accordo, le parti sociali sollecitano il governo a detassare i salari di produttività per i lavoratori con reddito inferiore a 40mila euro annui, per cui i premi di produzione erogati dalle aziende ai dipendenti dovranno dunque essere sottoposti a un prelievo fiscale ridotto, con un'aliquota del 10% e il governo mette sul piatto oltre due miliardi per detassare i salari di produttività.

Per il 2013 e 2014 sono disponibili 1,6 miliardi di euro per gli sconti ai salari di produttività, la parte di retribuzione legata ai risultati conseguiti. Le risorse potranno essere aumentate fino a 2,1 miliardi se il testo della manovra sarà confermato anche dal Senato.

Previsto inoltre uno sgravio sui contributi fino al 5% destinato a incentivare i contratti di aziendali, cioè quelli stipulati nelle singole imprese e non a livello nazionale e proprio sul fronte contratti, il protocollo d’intesa prevede che i contratti collettivi nazionali di lavoro dovranno definire soltanto i trattamenti economici comuni per tutti i lavoratori di un determinato settore.

Saranno invece i contratti aziendali (o di secondo livello) a stabilire nel dettaglio il meccanismo degli aumenti salariali, gli orari e le ferie, per adattarli meglio alle esigenze della singola impresa e incentivare così la produttività.

Novità anche in materia di aumenti retributivi: saranno eliminati gli automatismi e l’indice Ipca, che misura i prezzi al consumo armonizzati a livello europeo, non sarà più il riferimento unico per la contrattazione nazionale, come avviene dal 2009.

Ora si guarderà a una formula più complessa, secondo la quale gli aumenti salariali dovranno essere coerenti con le tendenze generali dell’economia, del mercato del lavoro, del raffronto competitivo internazionale e gli andamenti del settore. L’indice Ipca servirà solo a calcolare il tetto massimo e gli aumenti, teoricamente, potranno essere anche minori. Entro il 31 dicembre 2012, infine, imprese e sindacati stabiliranno le modalità per eleggere i nuovi rappresentanti sindacali.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il