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Pensioni scuola quota 96: i risarcimenti per i docenti potrebbero superare i risparmi previsti

Risarcimenti in arrivo per i Quota 96? La situazione



Mentre le associazioni a sostegno della tutela per gli esodati hanno deciso di ‘denuciare’ il governo e il ministro Fornero accusati di danno morale, coloro che appartengono ai pensionandi della scuola della cosiddetta Quota 96, per la serie di vicissitudini, sentenze e quant’altro vissuto, potrebbero ottenere risarcimenti decisamente più alti rispetto ai risparmi previsti.

I docenti che rientrano nella quota 96 sono coloro che hanno i requisiti dei 60 anni di età e 36 di contributi che entro il 31 agosto potevano andare in pensione prima dell’avvento della nuova riforma firmata Fornero, che ne negato loro il diritto.

Intanto il quotidiano online affaritaliani.it ha riportato un’interessante intervista al prof. Ferdinando Imposimato, magistrato di vaglia e Presidente onorario della Corte di Cassazione, sulla spinosa questione dei docenti della Quota 96, che stanno lottando per il diritto al pensionamento.

Il prof. Imposimato ha scritto una lettera che perora la causa di questi lavoratori discriminati. La riforma Fornero, infatti, ha creato una palese ingiustizia, con un errore tecnico che sta penalizzando circa tremila docenti. L’errore è contenuto in una ‘norma di salvaguardia’ che esclude dagli effetti della riforma i lavoratori che possano vantare i requisiti maturati fino al 31 dicembre 2011.

Questa data unica è in contrasto con quella prevista per l'uscita dei pensionamenti del personale della scuola, che si basa, per garantire il buon funzionamento dei processi educativi e didattici, non sull’anno solare ma sull’anno scolastico.

Infatti i pensionamenti del Comparto Scuola sono regolati ancora, non essendo stato abolito, dall’art. 1 del D.P.R. 351/1998, che vincola la cessazione dal servizio all’inizio dell’anno scolastico o accademico successivo alla data in cui la domanda è stata presentata’.

E poi cita un’altra norma, l’articolo 59 della Legge 449/1997, secondo la quale ‘il personale del comparto scuola resta fermo, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, che la cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e accademico, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell’anno’.

In virtù di queste due norme, il personale scolastico, che poteva vantare requisiti maturabili al 31 dicembre 2011, era già in pensione o avrebbe comunque potuto ottenerla indipendentemente dalla ‘norma di salvaguardia’ della ‘Riforma Fornero’.

La questione è di natura costituzionale, è perché viene violato il principio di cui all’art 3 della Costituzione per cui tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge e la mancanza di risorse finanziarie non può essere giustificazione di un diritto leso. Ecco allora che il governo è chiamato a dover riconoscere di aver commesso un errore e pertanto correggerlo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il