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Pensioni scuola quota 96: errore gravissimo in Riforma Fornero

Quota 96: gravissimo errore da correggere. I motivi



Insieme alla questione esodati, platea di lavoratori che rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione a seguito delle novità previste dalla riforme delle pensioni firmata dal ministro Elsa Fornero, tiene banco ormai da mesi un’altra questione, quella dei pensionandi della scuola appartenenti alla cosiddetta Quota 96, si tratta di docenti che avevano inoltrato domanda di pensionamento con 60 anni di età e 36 di contributi, maturando il diritto a pensione entro il 31 agosto 2012 e la possibilità di uscire dal lavoro secondo le vecchie regole con la cosiddetta Quota 96, data dalla somma del requisito anagrafico e del requisito contributivo.

La questione su cui si è spesso taciuto è ritorna sul banco delle discussioni dopo le sentenze del tribunale di Oristano, Torino, Cagliari e Siena che hanno dato ragione ai docenti.

Ma alla fine non se ne è fatto più nulla. Secondo il prof. Ferdinando Imposimato, magistrato di vaglia e Presidente onorario della Corte di Cassazione, il governo non ha tenuto conto, nello stilare la riforma delle pensioni Fornero, della specificità del comparto scuola, “specificità riconosciuta da leggi mai abolite oltre che da precedenti revisioni normative in materia previdenziale. E si tratta di gravissimo errore che deve essere assolutamente corretto”.

Secondo Imposimato, “L’errore è contenuto in una ‘norma di salvaguardia’ che esclude dagli effetti della riforma i lavoratori che possano vantare i requisiti maturati fino al 31 dicembre 2011. Questa data unica, e apparentemente equanime, non ha tenuto conto della specificità, lavorativa e pensionistica, del Comparto Scuola, che è basata, per garantire il buon funzionamento dei processi educativi e didattici, non sull’anno solare ma sull’anno scolastico.

I pensionamenti del Comparto Scuola sono regolati ancora, non essendo stato abolito, dall’art. 1 del D.P.R. 351/1998, che vincola la cessazione dal servizio «all’inizio dell’anno scolastico o accademico successivo alla data in cui la domanda è stata presentata.

 Questo vincolo, penalizzante per i suddetti lavoratori, ha come contrappeso una seconda norma, anch’essa tuttora vigente, l’articolo 59 della Legge 449/1997, in cui è specificato che per il personale del comparto scuola resta fermo, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, che la cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e accademico, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell’anno”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il